sabato 29 novembre 2008

मुंबई Bombay Mumbai


I fanatici religiosi non colpiscono mai a caso. Per loro i luoghi e i simboli contano più delle persone. E Bombay è un simbolo.



Con quattordici milioni di abitanti, la città e un concentrato di cos'è oggi l'India. Un impetuoso sviluppo, milioni di persone che escono da secoli di fame e miseria e milioni che ci sono ancora dentro. Zone residenziali linde e organizzate, aree industriali che producono alta tecnologia e, al tempo stesso, una sterminata baraccopoli e mercati affollati di ogni miseria. Bombay è la capitale del cinema indiano e la città piena di templi, moschee, chiese e sinagoghe. Bombay ha cambiato nome perché il governo degli integralisti indù a preferito chiamarla Mumbai, ma tutti continuano a chiamarla con il vecchio nome.


Bombay è come l'India, vuole diventare moderna, è una democrazia laica ma soffre ancora del sistema delle caste. Bombay vuole guardare al futuro.



Gli integralisti hanno paura del futuro. Loro vogliono tornare nelle caverne, si nutrono di odio, ignoranza e disperazione. Continueranno a tirare bombe e sgozzare la gente, ma non vinceranno mai. Perché non si ferma il futuro.


13 commenti:

yodosky ha detto...

La cosa che mi spaventa è un'altra. Forse fermare il futuro non si può ma si sta cercando di dimenticarlo, di rifuggirlo, e questo fa veramente schifo.
Ecco l'equazione d'oro degli ultimi anni:
Viaggiare è vedere il mondo. Il mondo è pericoloso. Ergo, viaggiare è pericoloso.
Stiamocene a casa nostra, chissefrega delle altre culture, che s'ammazzino tra loro, gli stronzi.
Due episodi di questi giorni:
1) Ieri ero all'Open Day scolastico di Monfy (dove peraltro sono stata scambiata per una studentessa, 'fanchiappola). Richieste dei genitori: fare in modo che i bambini vadano a scuola possibilmente nel loro stesso quartiere.
E perchè? perchè andare qualche passo più in là è pericoloso?
2) Parlavo qualche giorno fa con il mio ex-moroso. Mi racconta che vuole prendersi casa assieme alla nuova fidanzata a Staranzano.
"E perchè non a Monfalcone?" dico io.
"E sai" mi fa "Perchè penso a quando avremo dei figli. Sai, le scuole di Monfalcone..."
Resto perplessa.
"Sì, le scuole di Monfalcone hanno tutti questi immigrati".
Sul momento sono rimasta muta, credo con una faccia da ebete. Occhei, avrei potuto cercare di fare proselitismo ma una mentalità non la cambio io in dieci minuti di filippica. Per cui ho detto solo "Guarda che non mordono mica", e ho lasciato perdere.
Ora, il punto non è l'evidente razzismo (non che mi aspettassi altro), ma il fatto che uno pensi di scappare dagli immigrati andando da MONFALCONE a STARANZANO. Che ci vogliamo mettere attorno, un reticolato?
Eccheccazzo.
Purtroppo, mi risulta difficile sostenere tale mie tesi dopo fatti come questi. In effetti, se uno va in viaggio a Cinisello Balsamo è difficile che venga dilaniato da una bomba.

yodosky ha detto...

Cacchio quanto ho scritto. Scusate.

Zimisce ha detto...

Ah, bombay... ne parlo anch'io oggi, a proposito della buffa teoria del governo indiano secondo la quale il colpevole è islamabad... mentre islamabad sarà forse tra le prime vittime delle conseguenze di questo atto...

fanatici islamisti che accoppano turisti, fanatici indù che accoppano preti e musulmani... un bel casino.

la storia dell'islam in india dimostra che non è sempre stato così. ma questo... questo è il kali yuga.

alessandro perrone ha detto...

Per quanto riguarda i fatti di Bombay-Mumbai pare che dopo la defenestrazione di Musharraf e il pallido, ma significativo tentativo del Pakistan di riaprire il dialogo con l'India, non sia piaciuta ai pontentati militari, come alle frange fondamentaliste. E' plausibile che una unità strategica tra queste due interessi in campo, abbia dato il via ad una nuova strategia terroristica, colpendo una città simbolo dell'odiato nemico di sempre.

Invece riguardo l'intervento di Yodoscky, che condivido, c'è da dire che sulla situazione delle scuole di Monfalcone girano un sacco di frottole; mia moglie ha insegnato alla Sauro, scuola primaria che viene raffigurata come un Bronx in miniatura, essendo un sito dove vanno molti bambini stranieri e meridionali, invece è una scuola all'avanguardia didattica e attenta alle diversità.
Purtroppo i monfalconesi si bevono di tutto, come la "leggenda metropolitana".....metropolitana, poi mica tanto, dei tentati rapimenti al fine del espianto di organi vitali, che avrebbero coinvolto una ragazza in un negozio di cinesi, o per mano di una banda di rumeni ai danni di un bambino in Corso.
C'è poi chi si dice indignato che i bengalesi si siedono sulle panchine della piazza, come se fosse proibito, soprattutto in determinati orari del giorno, dove altri lavorano.
Ciò dimostra non solo il sottofondo razzistoide, ma il provincialismo di molti nostri concittadini, innanzitutto perché le persone del Sud del mondo sono abituate a vivere per strada, inoltre sfido chiunque a stare in appartamenti pieni di persone, altrimenti impossibilitate a sopportare lo strozzinaggio della speculazione degli affitti che i monfalconesi furbi, ma benpensanti applicano alla faccia della tensione abitativa. A me invece piace osservare la comunità bengalese, i colori dei vestiti delle donne, gli occhi vivi dei bambini, senza sentirmi a fatto in pericolo.
Almeno loro, i bengalesi, quando s'incontrano sorridono, sono affettuosi, si guardano negli occhi. Noi quasi non lo facciamo più.

Tic. ha detto...

"Almeno loro, i bengalesi, quando s'incontrano sorridono, sono affettuosi, si guardano negli occhi. Noi quasi non lo facciamo più".

Grande Sandro.

yodosky ha detto...

S', beh, a Cinisello Balsamo non si vive per strada (sfido chiunque a farlo), si sta a casa a guardare CentoVetrine.
Che cosa si può imparare dal resto del mondo? Niente. In fondo le piste ciclabili e le rotonde, che da noi sono divenute la norma negli ultimi anni, in Irlanda e Danimarca le avevo viste nei lontani anni '80. I caschi per i bambini in bicicletta, uguale. E solo per fare esempi stupidi. A livello di CentoVetrine.

Anonimo ha detto...

il vero problema è che c'è sempre un PAKISTANO nelle tragedie degli indiani e sempre un INDIANO nelle tragedie dei pakistani,,,le Vostre guerre di religione (anche laica) portano a questo.....BAKUNIN

yodosky ha detto...

Anonimo, non s'è capito un cazzo.

diogene ha detto...

Che ci sia un fondo razzistoide da noi è vero, ma Sandro, lascia stare la retorica terzonmondista. Nel sud del mondo vivono per strada, ma se avessero una casa dignitosa ci starebbero dentro. Non c'è nessuna superiorità morale tra noi e loro e viceversa. C'è solo una spaventosa differenza di risorse, che va cambiata.

Anch'io non ho capito un granchè dal nostro interlocutore anonimo e "religione laica" è solo un ossimoro. Quanto a Bakunin, beh, ho sempre provato un po' di simpatia per gli anarchici.

Anonimo ha detto...

....più chiaro di così!

l'anonimo

Sui Vs. cazzi d'incomprensione so' problemi vostri.

Anonimo ha detto...

viva BAKUNIN allora!

alessandro perrone ha detto...

@Diogene, guarda che non è retorico costatare che nei paesi del Sud del mondo si vive per strada, intendendola come spazio urbano, punto d'incontro e di socialità. Certamente lo fanno per necessità, ma anche per tradizione, cultura , costume e clima.
Comunque forse hai ragione sulla "retorica terzomondista", essendo un internazionalista eccedo nel credere che il terzomondismo o meglio l'altermondismo sia una ricetta per sanare i mali del nostro pianeta.

diogene ha detto...

Sandro, rileggiti il Manifesto di Marx ed Engels e, in particolare, il capitolo: "Borghesi e proletari", è il migliore inno alla globalizzazione e al "primo mondo" che sia mai stato scritto. Altro che "altermondismo".