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sabato 4 luglio 2009

Burzum e Max


Il tipo sulfureo nella foto è Varg Qisling Larssøn Vikernes, in arte Burzum. Il ragazzo è uno dei massimi esponenti del black metal: una sorta di miscuglio tra rumori d'officina, urla strazianti, rantoli e gemiti inneggianti a Satana, Odino e il nazismo. Vikernes, oltre all'attività di "compositore", negli anni della giovinezza si è dedicato alla profanazione di cimiteri e a dare fuoco a diverse chiese di legno in Norvegia. Uomo d'azione, il rockettaro nordico, dopo aver regalato a un cantante del suo giro un set di pallottole con le quali si è suicidato, ha massacrato a coltellate un altro metallaro, beccandosi oltre venti anni di galera (un vero record nella tranquilla Norvegia).
Un tipo cattivo, insomma. Tanto cattivo come quello nella foto sotto: Massimo D'Alema.
Si, perché se vi mettete a leggere quello che scrive il "popolo del web" (un tempo "popolo dei fax"), troverete il povero Massimo venire accusato di tutte le nefandezze del mondo: Bicamerale, difesa degli apparati di partito, garantismo e, soprattutto, l'accusa più terribile: fare i dispetti al buono, il più buono di tutti: Walter Veltroni.



Una che ha capito tutto è la parlamentare europea nella foto: Debora Serracchiani. Con piglio da scena madre de "Il Signore degli anelli", la nuova mini icona del popolo del web ha dichiarato: "Di qua c'è il PD, di là D'Alema. Io sto col PD". Bene e male ben divisi. Da una parte i buoni, Veltroni e il PD, dall'altra i cattivi.




Il malvagio Max ha detto: ''Se si da' la colpa agli apparati cattivi non c'e' discussione politica, ma si ricerca solo una via per eliminare i cattivi. Lungo questa strada si finisce male", mentre la neodeputata ha dichiarato che le sconfitte sono tutta colpa degli apparati, che Franceschini è bravo perché è simpatico e avvocato e, infine, che lei "non viene da tutta una vita in sezione" .
Ora, siccome mi sembrano più intelligenti e utili le considerazioni di Max, non essendo avvocato e avendo passato una vita in sezione, temo che se al congresso vincono i buoni mi toccherà scappare. Magari sulle note di un brano di black metal.

sabato 20 giugno 2009

I Care. We Can. They Win.


Quest'uomo lascia sempre i lavori a metà. Adesso lasciatelo andare in Africa, fatelo scrivere libri, guardare i film, ma impeditegli di finire l'operà già iniziata: distruggere il PD, la sinistra e il buon senso.

giovedì 21 maggio 2009

I have a nightmare


Basta una foto. Basta vederlo con piglio da padrone assoluto e immaginare una folla festante di nani e ballerine per restare senza fiato e senza forze.
Il vostro Diogene sarebbe pronto a trasformarsi in una delle più grandi figure della letteratura: Ilya Ilyich Oblomov.



Sulla via Gorochovaia, in uno dei grandi edifici i cui inquilini sarebbero bastati essi soli a popolare tutta una cittadina distrettuale, nel suo appartamento, Ilia Ilic Oblomov stava passando la mattinata a letto. Egli era un uomo di circa trentadue anni, di media statura, di aspetto piacente, con gli occhi di un grigio scuro, ma sui tratti del suo volto non v'era segno di un'idea ben definita ne' di una qualunque forma di concentrazione mentale. Il pensiero gli passava sul volto come un libero uccello dell'aria, svolazzava negli occhi, si passava sulle labbra socchiuse, si nascondeva tra le rughe della fronte, per sparire poi completamente, e allora su quel volto splendeva soltanto la tranquilla luce dell'indolenza. Dal volto, l'indolenza si comunicava all'atteggiamento di tutta la persona e perfino alle pieghe della vestaglia.

Tuttavia, in un sussulto di vitalità e per accontentare i miei pochissimi e nobilissimi lettori, il vostro filosofo cinico dedicherà i prossimi quindici giorni a seguire le elezioni. Ma non quelle europee, quelle locali, dove, molto spesso, candidati improbabili, con liste incredibili e storie bizzarre si combatteranno per uno scranno in qualche consiglio comunale.

Leggerete cose fantastiche. Un vero delirio.


giovedì 14 maggio 2009

E adesso intitolate una via pure a questo...

Quando vengono proposte delle idiozie, di certo si realizzano. Così, dopo discussioni di alcuni mesi, una via di Trieste è stata intitolata a Mario Grambassi, giornalista e fascista, morto mentre combatteva dalla parte sbagliata nella guerra di Spagna.
Nel corso della cerimonia il sindaco di Trieste, reduce dalla scenata isterica contro il Giro d'Italia, ha dichiarato: "Bisogna sapere distinguere il valore di un uomo dal suo contesto storico".
Wow! Fantastico! Sono senza parole.

Visto che avevo modestamente proposto di titolare una via al grande Angelo Cecchelin piuttosto che al gerarchetto, rinnovo la proposta ma, questa volta, con un nome molto più in linea coi sentimenti profondi della destra triestina. Non uno che scriveva giornalini per i balilla, ma uno tosto: Odilo Goblocnik, comandante delle SS nella zona operativa tedesca dell'alto Adriatico.


Nato a Trieste, Goblocnik, ebbe una sfolgorante carriera nel partito nazista, diventando nel 1938 Gaulaiter di Vienna. Ma nella vecchia capitale dell'Austria ormai annessa al Reich, Goblocnik si dedicò ad accumulare illegalmente un immenso patrimonio. Era troppo anche per un capo nazista; venne allora destituito e rimandato nei ranghi delle SS. Si occupò della realizzazione dei campi di stermino, pianificando la costruzione dei lager di Sobibor e Treblinka. Nel 1943 tornò nella città natale, entrata a far parte della zona operativa dell'alto Adriatico, istituendo il campo di concentramento della Risiera di San Sabba.
Nel maggio del 1945, braccato dalle truppe britanniche, si suicidò con una pastiglia di cianuro.

Allora, caro sindaco, titoli pure una via a questo criminale nazista, del resto Goblocnik faceva agli ebrei quello che parecchi leghisti vorrebbero fare agli immigrati. Poi, se qualcuno protesta, potrà sempre dire: "Bisogna distinguere il valore di un uomo dal suo contesto storico".

giovedì 30 aprile 2009

Il Papi

Ma no. E' impossibile. Mah, dico: come fa uno a scrivere in un blog, cercando di fare dell'ironia e dell'umorismo su ciò che accade se la realtà stessa supera ogni fantasia.

Leggete questa: è un'intervista che il Corriere della Sera ha fatto a Noemi Letizia, neo maggiorenne e aspirante sculettatrice televisiva, salita agli onori delle cronache per la comparsata del Presidente del Consiglio alla sua festa di compleanno.



Noemi, lei chiama ‘‘Papi’’ il presidente Berlusconi? «Sì, per me è come se fosse un secondo padre. Mi ha allevata».
Ha mai conosciuto qualcuno dei figli del Cavaliere? «No, mai. Anche se lui mi ripete che gli ricordo Barbara, sua figlia. Che ora studia in America».
Com’è nata la vostra amicizia? «È un amico di famiglia. Dei miei genitori». «Diciamo», interviene mamma Anna, «che l’ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più».
Non capita a tutte le belle ragazze di ritrovarsi il presidente del Consiglio alla festa di compleanno? «Infatti, io alla mia non l’aspettavo. È stata una vera sorpresa. Né ho mai raccontato in giro di questa amicizia così forte con Papi Silvio. Nessuno mi avrebbe creduta. Ora, invece, l’hanno visto tutti...»
Cosa le ha regalato? «Una collana d’oro con un ciondolo».
Berlusconi è sempre stato presente alle sue feste di compleanno? «No, ma non mi ha mai fatto mancare le sue attenzioni. Un anno, ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni».
Suo padre non è geloso?«Assolutamente no. È devotissimo di Papi Silvio».
E la mamma? «Assolutamente no», risponde la signora Anna, «e poi gelosi di chi, di Silvio?». In cameretta, incorniciata, anche una foto con dedica del premier: "Ad Anna con gli auguri più affettuosi - 20 novembre 2008 - Silvio Berlusconi».
Noemi, lei frequenta il quarto anno della scuola per grafici pubblicitari? «Sì, la Francesco Saverio Nitti di Portici e sono la prima della classe. La mia insegnante di italiano dice che ho inventato il ‘‘metodo letiziano’’: ho una grande capacità espressiva. Mi piace molto studiare».
Sa chi fu Nitti? «Nitti...Nitti... Lo abbiamo anche studiato a scuola».
Fu un grande meridionalista e presidente del Consiglio.«Ah, sì».
Cosa vorrà fare da grande? «La showgirl. Ho studiato danza, ho iniziato a 6 anni. Ora sto seguendo un corso per guida turistica: al Maggio dei Monumenti sarò impegnata nel Duomo di Napoli. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità, a trecentosessanta gradi. Ma non scenderò mai a compromessi».
Sa che ha provocato una fiammante polemica il fatto che Berlusconi vorrebbe candidare letterine e donne dello spettacolo alle europee? «Fa bene, vuole ringiovanire. E poi se Papi pensa di fare così, stia certo che non sbaglia. Sceglie queste ragazze perché intelligenti e capaci. Non solo perché belle. Il mio motto in politica sarà: ‘‘Meno tasse, più controlli’’. Basta con i furbi che non rispettano le regole».
Lei vuole diventare showgirl e avviarsi all’attività politica. E lo studio? «Papi Silvio mi ripete sempre che la prima cosa è studiare. Lo sa che ha fondato una università a Milano? L’anno prossimo vorrei frequentarla. Mi iscriverò a scienze politiche».
Noemi, lei ha girato anche un cortometraggio? «Si chiama Scaccomatto. È stato presentato a Venezia a dicembre scorso. Io interpreto il ruolo della fidanzata di un politico. È tutta una storia di mafia, di intrighi, di caccia ad un diamante».
Insomma, una trama di grande attualità. Torniamo a Berlusconi? «Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme».
Quali canzoni? «Non ricordo il titolo della sua preferita: aspetti che vedo sui suoi cd. Li ho tutti. Ma come fa quella... ‘‘Mon amour, lalalala’’»
Lei quali canzoni preferisce? «A me piace la musica italiana. Non le canzoni classiche. I miei cantanti preferiti sono Laura Pausini, Tiziano Ferro, Nek. E poi c’è la colonna sonora di Scugnizzi, che io canto spesso con Papi Silvio al pianoforte o al karaoke».
Mi racconta qual è la sua barzelletta preferita tra le tante che il premier le racconta? «Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: ‘‘Vuoi morire o bunga-bunga?’’. Il ministro sceglie: ‘‘bunga-bunga’’. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: ‘‘Voglio morire!’’. Ma il capo tribù: ‘‘Prima bunga-bunga e poi morire».
Nei momenti di relax, Berlusconi cosa le confida? «Fa tanto per il popolo. È il politico numero uno. Non dorme mai. Io non riuscirei a fare la sua stessa vita. Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore».
Perché? «Ho perso un fratello, Yuri, sette anni fa. A causa di un incidente stradale. Ora è il mio angelo custode».
Noemi, per quale squadra tiene? «Sono patriottica, tifo Napoli. Poi, la mia seconda squadra è il Milan».
Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali? «No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».

Come si può fare dello spirito? Dell'ironia? E' tutto così pazzesco senza bisogno di altri commenti. A farmi rabbrividire sono, nell'ordine: 1 una diciottenne che immagina che la strada per la politica passi per l'esposizione di diverse parti anatomiche; 2 che il nostro (o meglio di chi l'ha votato) Presidente del Consiglio assomigli a un ibrido tra un vecchio playboy in disarmo e un pedofilo in vacanza in Thailandia; 3 che il più letto dei giornali italiani perda tempo a intervistare una cretina.

Mi è venuto così in mente che l'unico presidente al mondo che veniva chiamato "Papi" era François Duvalier, per oltre una ventina d'anni padrone assoluto di Haiti. Duvalier, ex medico di provincia esperto di vodoo e magia, tiranneggiò il paese per una quindicina d'anni, facendosi chiamare Papà Doc. Di Duvalier si ricordano l'abitudine a vestirsi di nero con occhiali scuri e cappello da stregone e la particolare ferocia delle sue milizie personali i Tonton Macutes che, secondo le credenze dei poveri haitiani, rapivano gli oppositori politici trasformandoli in degli zombi. Alla sua morte, salì al potere il figlio, Jean Claude Duvalier, soprannominato Baby Doc.

Non siamo Haiti eppure abbiamo il nostro Papi, tanti aspiranti Baby e parecchi zombi.

mercoledì 18 febbraio 2009

Il reggente

In un paese normale, con un partito normale, fatto da gente normale, quando il segretario infila una spettacolare serie di sconfitte si dimette. Non è un dramma, non è una tragedia. Si fa un congresso dove si confrontano uomini e programmi diversi e poi chi vince governa (e chi perde non se ne va).


In Italia no. A chi si dimette si chiede di restare, si rinvia il congresso e tutti sperano di rimanere al loro posto. E il segretario? Nessun problema, si mette un "reggente", cioè uno che per alcuni mesi apre la porta del partito, legge la posta, spazza la stanza e magari versa un po' d'acqua alle piante.

lunedì 9 febbraio 2009

Uomini e iene


Beppino Englaro è un uomo, un eroe civile. Ha rispettato la volontà della figlia e ha rispettato le leggi di questo disgraziato paese.
Il governo capeggiato da un buffone, questa destra animalesca (salvo alcune eccezioni) e i gerarchi vaticani sono iene. Con tutto il rispetto per gli animali.

venerdì 6 febbraio 2009

Aiuto!

Con la decisione del governo di sbattersene della Magistratura, della Costituzione, del Presidente della Repubblica e dell'umana pietà per accontentare le gerarchie vaticane siamo ufficialmente diventati il primo stato confessionale d'Europa.



Ora che assomigliamo agli afgani durante il regime dei Talebani, speriamo arrivino presto i bombardieri americani. Almeno in tempo prima che facciano ripartire l'Inquisizione.


sabato 17 gennaio 2009

Giù le mani!


Grazie a un ministro minaccioso e fuorilegge, dei vescovi invasati e un presidente di regione ignavo, Eluana Englaro non potrà realizzare le sue volontà e resterà un simulacro utile per appagare il fanatismo di alcuni.
Non c'è rispetto della vita in tutto ciò, non c'è pietà, c'è solo il disprezzo della persona e della sua libertà di scelta.





Visto che ancora non esiste una legge sul testamento biologico, che la destra probabilmente ne farà una pessima e che il mio partito si vergogna perfino di discuterne, utilizzo questo blog per il mio testamento.

Mi rivolgo ai miei parenti e amici: se dovessi trovarmi in uno stato vegetativo permanente staccate la spina, e se dovessero avvicinarsi al mio corpo qualche religioso o qualche politicante clericale ditegli di tenere giù le mani.



martedì 13 gennaio 2009

Caro comunista ti scrivo

"Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un bene inalienabile, terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio? Questa è la regola nella legge islamica, e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio". Articolo 11 dello statuto di Hamas.

"[...]Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: 'L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei'". Articolo 7 dello statuto di Hamas.




"Il popolo palestinese ha il diritto di non vedersi annientato dal militarismo, questo sì terroristico, del governo israeliano. L’uso della resistenza armata, razzi o non razzi, è una prerogativa che ogni popolo può esercitare, quando è oppresso, invaso, aggredito da un esercito nemico. Ma per quale motivo i palestinesi dovrebbero essere accondiscendenti con Israele? Lo sono stati i partigiani in Italia e nel resto dell’Europa nei confronti dell’oppressore e occupatore nazifascista?L’equidistanza dal mio punto di vista non è un’opzione possibile: richiamarsi, infatti, all’emergenza umanitaria in atto a Gaza, senza richiedere con altrettanta fermezza l’immediato ritiro delle forze armate israeliane dalla Striscia e da tutti i territori illegalmente occupati, equivale a dichiarare la fine dell’autonomia della comunità palestinese, quindi la fine del diritto internazionale [...]".

Alessandro Perrone, consigliere provinciale dei Comunisti italiani da Il Messaggero Veneto di sabato 10 gennaio 2009.

Caro Alessandro,

Ti conosco da anni, sei una persona intelligente e perbene (cosa di non poco conto in questi tempi). Conosci la politica e hai letto qualche libro in più della media degli italiani, inoltre sei un mio assiduo lettore.
Non so se hai mai visto un famoso film di fantascienza degli anni '50, L'invasione degli ultracorpi, dove si raccontava la conquista dal pianeta terra da parte degli extraterrestri. Gli alieni nascevano da un baccello gigante e assumevano le sembianze degli umani che poi uccidevano. Essi erano perfettamente identici alle vittime ma privi di emozioni e individualità. Ecco, caro Sandro, mi sembra che la persona che conoscevo, con le sue qualità, sia stata sostituita da un automa nato da un baccello a forma di Diliberto.




Ma come si fa, ti chiedo, a paragonare Hamas ai partigiani? Quelli combattevano il nazismo, questi sono degli integralisti religiosi che lanciano razzi sui civili e mandano qualche povero invasato a farsi saltare il aria.
E poi occupazione militare di cosa? Come ben sai, Israele ha lasciato la Striscia di Gaza sotto il pieno controllo palestinese, usando perfino l'esercito per allontanare i coloni recalcitranti che non la volevano abbandonare. Poi, Hamas ha fatto fuori (non solo metaforicamente) la parte laica dei palestinesi e ha cominciato a costruire a Gaza un grottesco califfato da dove lanciare in continuazione missili sulle città israeliane.




Certo che bisogna aiutare i palestinesi, certo che hanno diritto a uno Stato, come viene loro riconosciuto dagli stessi israeliani con gli accordi di Oslo, ma, soprattutto, bisogna salvarli da fanatici, ignoranti e mortiferi tiranni come i capi di Hamas.
Israele ha tante colpe ma un pregio: è l'unica, sottolineo l'unica, democrazia in tutto il Medio Oriente, e non sta nella supremazia militare, economica o nell'alleanza con gli Stati Uniti il vantaggio di Israele sui palestinesi, sta nell'essere una società democratica e, con molte fatiche, laica. Questo lo sanno anche i più intelligenti tra i dirigenti palestinesi.
Non è assecondando Hamas e mettendosi in marcia avvolti nei loro drappi funerei che si aiuta il popolo palestinese, ti assicuro. Del resto ad Hamas del popolo palestinese interessa ben poco, per loro non sono che carne da macello per saziare il fanatismo, un prezzo da pagare sulla strada del martirio. Hamas, in fondo, serve solo alla parte più retriva della politica israeliana e a qualche razzista di casa nostra.

Mi pare che qualcuno a sinistra creda che esista ancora la guerra fredda, gli arabi buoni con l'Unione Sovietica e gli israeliani cattivi con accanto gli Stati Uniti (almeno quella volta l'armata rossa in Afghanistan combatteva contro gli integralisti islamici). Svegliatevi! Quel mondo è finito! O almeno svegliati tu, Sandro. So che puoi farcela.
Con immutata amicizia, anche se: "amicus Plato, sed magis amica veritas".


lunedì 12 gennaio 2009

Happy New Deal

"Chi dorme contribuisce alle cose che avvengono nel mondo". Eraclito.





Il protagonista del film "Il dormiglione" si concedeva un letargo di duecento anni. Io, modesto filosofo cinico, mi sono preso una breve vacanza dalla rete.
Ora, uscito indenne dalla melassa natalizia, riprendo augurando buon anno ai miei quattro lettori.
E con gli auguri, il ricordo e l'immagine di un democratico che seppe affrontare momenti difficili.



Quanto ai democratici nostrani, qualcuno potrebbe prendere spunto da Altan.



mercoledì 17 dicembre 2008

Walter e Pasquale


"Vile, tu uccidi un uomo morto!" Francesco Ferruzzi, capitano delle truppe fiorentine gravemente ferito, a Fabrizio Maramaldo, capitano degli spagnoli, che stava per pugnalarlo.



"Questo non è il mio partito" ha dichiarato Walter Veltroni, segretario del Partito democratico. Di questi tempi Walter Veltroni mi ricorda un vecchio sketch di Totò. il comico raccontava a un amico di essere stato schiaffeggiato da un tale che, mentre lo picchiava, continuava a chiamarlo Pasquale. L'amico gli chiede: "E tu cosa hai fatto?" "Niente. - risponde Totò - Non mi chiamo mica Pasquale".


Neanche io mi chiamo Pasquale eppure mi sento pienamente coinvolto e schiaffeggiato, visto che questo è il mio partito. Tutte queste sberle fanno un gran male e credo che sarebbe il caso di reagire. Bisogna fare del PD un "soggetto politico veramente nuovo", ha sempre detto Veltroni. Giusto. Ma per avere "un soggetto politico veramente nuovo" ci vogliono dei dirigenti veramente nuovi.

mercoledì 10 dicembre 2008

Compagni, avanti il gran partito...

"Non si fa politica con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti". Pietro Nenni.




Compagni, avanti, il gran Partito
noi siamo dei lavorator!
Rosso un fior in petto c'è fiorito,
una fede ci è nata in cor.
Noi non siamo più, nell'officina,
entroterra pei campi, in mar,
la plebe sempre all'opra china
senza ideale in cui sperar.

Su, lottiamo, l'Ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!

Un gran stendardo al sol fiammante
dinnanzi a noi glorioso va:
noi vogliam per esso siano infrante
le catene alla Libertà!
Che Giustizia venga noi chiediamo:
non più servi, non più signor.
Fratelli tutti esser dobbiamo
nella Famiglia del Lavor

Lottiam, lottiam la terra sarà
di tutti eguale proprietà:
più nessuno nei campi dia
l'opra ad altri che in ozio sta!
E la Macchina sia alleata,
non nemica, ai lavorator:
così la vita ritrovata
a noi darà pace ed amor.

Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l'avvenir:
più civile e giusta la storia
un'altra era sta per aprir.
Largo a noi, all'alta battaglia
noi corriamo per l'Ideal!
Via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal!

L'avranno pure cantata L'internazionale e qualcuno perfino a squarciagola. Si, perchè i congressi del Partito socialista italiano si chiudevano con questo inno, anche negli anni di Craxi. Me li immagino, Cicchitto, Brunetta, Sacconi e, nel nostro piccolo Renzo Tondo (già simpatico allora), intonare i versi dell'inno di quasi tutti i partiti comunisti, socialisti e socialdemocratici del mondo.




Poi cambiò tutto, finì il comunismo, in Italia tintinnarono le manette e questi signori cambiarono musica. Lasciarono Nenni, Turati e il sol dell'avvenire per il palazzinaro di Arcore. Basta con il proletariato e i compagni, meglio le televisioni e nuovi amici leghisti.



Si può cambiare idea, naturalmente, ma per favore, almeno ci risparmino affermazioni come quelle di Brunetta: "Sono un socialista nel governo Berlusconi".

Probabilmente hanno già imparato l'inno di Forza Italia ma, visto che sono molto intelligenti e furbi, non avranno difficoltà a imparare un inno che ho trovato per loro:

Beasts of England, Beasts of Ireland,
Beasts of every land and clime,
Hearken to my joyful tidings
Of the Golden future time.

Soon of late the day is coming,
Tyrant Man shall be o'er thrown,
And the fruitful fields of England
Shall be trod by beasts alone.

Rings shall vanish from our noses,
And the harness from our back,
Bit and spur shall rust forever,
Cruel whips no more shall crack.

Riches more than mind can picture,
Wheat and barley, oats and hay,
Clover, beans and mangel-wurzels
Shall be ours upon that day.

Bright will shine the fields of England,
Purer shall its waters be,
Sweeter yet shall blow its breezes
On the day that sets us free.

For that day we all must labor,
Though we die before it break;
Cows and horses, geese and turkeys,
All must toil for freedom's sake.

Beasts of England, Beasts of Ireland,
Beasts of every land and clime,
Hearken well, and spread my tidings
Of the Golden future time.



Questo è "Beasts of England", l'inno rivoluzionario dei maiali della Fattoria degli animali di George Orwell. Spero che non si offendano, la mia è solo un po' di ironia. La vera offesa è quella che loro fanno alla storia del socialismo italiano.

martedì 2 dicembre 2008

Dove mi siedo?


Già me li immagino. Sperduti e un po' impauriti, i futuri parlamentari europei eletti nelle liste del Partito democratico vagheranno smarriti per l'emiciclo del parlamento chiedendosi dove si devono sedere.




Nel parlamento europeo per contare qualcosa devi stare in un gruppo parlamentare e più grande è il gruppo più puoi contare. Non si possono fare gruppi con parlamentari di una sola nazione (ne servono almeno cinque) quindi bisogna mettersi in compagnia. Allora ci sono tre possibilità: la prima, stare nel grande gruppo del Partito socialista europeo, la seconda stare nel più piccolo gruppo dei liberali e democratici, la terza andare nel gruppo misto insieme a qualche separatista basco, qualche euroscettico britannico e qualche integralista polacco.
Scartata la terza ipotesi, per ragioni di decenza, restano le altre due. Però, i liberali e democratici sono una compagnia piccola e stravagante, ci sono partiti progressisti altri decisamente conservatori, alcuni sono alleati con la sinistra, altri con la destra, tutti, infine, sono dei comprimari nella vita politica dei loro paesi.
Resta il gruppo socialista. Certo, anche quella è una compagnia piuttosto variopinta. Eppure vi sono rappresentati i più grandi partiti progressisti europei e il pilastro di ogni politica alternativa alla destra in Europa.
Allora, se il PD, come dice, vuole essere una forza progressista a vocazione maggioritaria e con importanti relazioni in Europa non può che stare nel gruppo socialista. Del resto, il Partito socialista europeo ha dichiarato e scritto nei suoi documenti ufficiali che è pronto ad aprirsi ad altre forze politiche che arrivino da storie diverse dalla tradizione socialista.




Al solito, il PD ha evitato di affrontare seriamente e per tempo la questione, e oggi il tema sta creando ulteriori affanni a un partito che già non sta molto bene.

Le ultime giornate hanno avuto un aspetto surreale. Piero Fassino resuscita per un giorno i DS e firma a Madrid il Manifesto dei socialisti europei, Walter Veltroni saluta calorosamente tutti ma non firma, Francesco Rutelli, poi, andrà al congresso dei liberali al grido di "mai con i socialisti". Nel mondo normale si fa un bel congresso, si vota e chi vince decide. Ma l'Italia non è, si sa, un paese normale.




Muovetevi a decidere, altrimenti i prossimi parlamentari europei saranno degli stralunati turisti per le vie di Bruxelles. Si godranno la Grand Place, mangeranno cozze e patate fritte ma di politica non ne vedranno neanche l'ombra.



sabato 29 novembre 2008

मुंबई Bombay Mumbai


I fanatici religiosi non colpiscono mai a caso. Per loro i luoghi e i simboli contano più delle persone. E Bombay è un simbolo.



Con quattordici milioni di abitanti, la città e un concentrato di cos'è oggi l'India. Un impetuoso sviluppo, milioni di persone che escono da secoli di fame e miseria e milioni che ci sono ancora dentro. Zone residenziali linde e organizzate, aree industriali che producono alta tecnologia e, al tempo stesso, una sterminata baraccopoli e mercati affollati di ogni miseria. Bombay è la capitale del cinema indiano e la città piena di templi, moschee, chiese e sinagoghe. Bombay ha cambiato nome perché il governo degli integralisti indù a preferito chiamarla Mumbai, ma tutti continuano a chiamarla con il vecchio nome.


Bombay è come l'India, vuole diventare moderna, è una democrazia laica ma soffre ancora del sistema delle caste. Bombay vuole guardare al futuro.



Gli integralisti hanno paura del futuro. Loro vogliono tornare nelle caverne, si nutrono di odio, ignoranza e disperazione. Continueranno a tirare bombe e sgozzare la gente, ma non vinceranno mai. Perché non si ferma il futuro.