Già me li immagino. Sperduti e un po' impauriti, i futuri parlamentari europei eletti nelle liste del Partito democratico vagheranno smarriti per l'emiciclo del parlamento chiedendosi dove si devono sedere.

Nel parlamento europeo per contare qualcosa devi stare in un gruppo parlamentare e più grande è il gruppo più puoi contare. Non si possono fare gruppi con parlamentari di una sola nazione (ne servono almeno cinque) quindi bisogna mettersi in compagnia. Allora ci sono tre possibilità: la prima, stare nel grande gruppo del Partito socialista europeo, la seconda stare nel più piccolo gruppo dei liberali e democratici, la terza andare nel gruppo misto insieme a qualche separatista basco, qualche euroscettico britannico e qualche integralista polacco.
Scartata la terza ipotesi, per ragioni di decenza, restano le altre due. Però, i liberali e democratici sono una compagnia piccola e stravagante, ci sono partiti progressisti altri decisamente conservatori, alcuni sono alleati con la sinistra, altri con la destra, tutti, infine, sono dei comprimari nella vita politica dei loro paesi.
Resta il gruppo socialista. Certo, anche quella è una compagnia piuttosto variopinta. Eppure vi sono rappresentati i più grandi partiti progressisti europei e il pilastro di ogni politica alternativa alla destra in Europa.
Allora, se il PD, come dice, vuole essere una forza progressista a vocazione maggioritaria e con importanti relazioni in Europa non può che stare nel gruppo socialista. Del resto, il Partito socialista europeo ha dichiarato e scritto nei suoi documenti ufficiali che è pronto ad aprirsi ad altre forze politiche che arrivino da storie diverse dalla tradizione socialista.

Al solito, il PD ha evitato di affrontare seriamente e per tempo la questione, e oggi il tema sta creando ulteriori affanni a un partito che già non sta molto bene.
Le ultime giornate hanno avuto un aspetto surreale. Piero Fassino resuscita per un giorno i DS e firma a Madrid il Manifesto dei socialisti europei, Walter Veltroni saluta calorosamente tutti ma non firma, Francesco Rutelli, poi, andrà al congresso dei liberali al grido di "mai con i socialisti". Nel mondo normale si fa un bel congresso, si vota e chi vince decide. Ma l'Italia non è, si sa, un paese normale.

Muovetevi a decidere, altrimenti i prossimi parlamentari europei saranno degli stralunati turisti per le vie di Bruxelles. Si godranno la Grand Place, mangeranno cozze e patate fritte ma di politica non ne vedranno neanche l'ombra.