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giovedì 21 maggio 2009

I have a nightmare


Basta una foto. Basta vederlo con piglio da padrone assoluto e immaginare una folla festante di nani e ballerine per restare senza fiato e senza forze.
Il vostro Diogene sarebbe pronto a trasformarsi in una delle più grandi figure della letteratura: Ilya Ilyich Oblomov.



Sulla via Gorochovaia, in uno dei grandi edifici i cui inquilini sarebbero bastati essi soli a popolare tutta una cittadina distrettuale, nel suo appartamento, Ilia Ilic Oblomov stava passando la mattinata a letto. Egli era un uomo di circa trentadue anni, di media statura, di aspetto piacente, con gli occhi di un grigio scuro, ma sui tratti del suo volto non v'era segno di un'idea ben definita ne' di una qualunque forma di concentrazione mentale. Il pensiero gli passava sul volto come un libero uccello dell'aria, svolazzava negli occhi, si passava sulle labbra socchiuse, si nascondeva tra le rughe della fronte, per sparire poi completamente, e allora su quel volto splendeva soltanto la tranquilla luce dell'indolenza. Dal volto, l'indolenza si comunicava all'atteggiamento di tutta la persona e perfino alle pieghe della vestaglia.

Tuttavia, in un sussulto di vitalità e per accontentare i miei pochissimi e nobilissimi lettori, il vostro filosofo cinico dedicherà i prossimi quindici giorni a seguire le elezioni. Ma non quelle europee, quelle locali, dove, molto spesso, candidati improbabili, con liste incredibili e storie bizzarre si combatteranno per uno scranno in qualche consiglio comunale.

Leggerete cose fantastiche. Un vero delirio.


lunedì 18 maggio 2009

Numeri e parole

"Quando ero giovane mi piaceva la matematica. Quando la matematica è diventata troppo difficile, mi sono dato alla filosofia, e quando la filosofia è diventata troppo difficile sono passato alla politica". Bertrand Russel.



Alcuni numeri:
Prodotto interno lordo: nel primo trimestre 2009 -5,9% su base annua (peggiore dato dal 1980).
Produzione industriale: a marzo -23,8% su base annua (peggiore risultato dal 1990).
Ricorso alla cassa integrazione: nel primo quadrimestre 2009: +232,5%.
Retribuzioni medie in Italia: 23° posto in Europa (su 27 paesi).
Tasso di disoccupazione: 8,8% nel 2008, +2,0% rispetto al 2008.
Infalzione: +1,2% annuo nel 2009.
Debito pubblico: 1.741,275 miliardi di euro.
Rapporto debito/PIL: 109,3% nel 2009.
Entrate tributarie: nel primo trimestre 2009 -4,8 rispetto al 2008.
Pressione fiscale: nel 2009 43,3% (+0,3 rispetto al 2008).


Alcune parole: "Sono convinto che gran parte degli effetti della crisi economica sono dovuti al fattore psicologico. Sfortunatamente, c'e' un'opposizione che guarda all'esistenza di questa crisi con soddisfazione. Il momento peggiore è superato. E' stato un diluvio, ma tutto è tornato come prima. Meglio di prima''. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi."Segnali di speranza, il peggio è alle spalle". Il ministro dell'economia Giulio Tremonti.


In Italia i numeri non contano, vincono le parole. Infatti, tutti i sondaggi danno Presidente del Consiglio, il Governo e la maggioranza ampiamente promossi da oltre la metà degli italiani.
In un paese normale non accadrebbe; ma qui non siamo in un paese normale, siamo al Muppet Show!


Un ultimo numero che forse spiega il trionfo delle parole: l'agenzia internazionale Freedom House, nel suo rilevamento annuale sulla libertà di stampa nel mondo, declassa l'Italia al 40° posto, facendola scivolare da paese "libero" a "parzialmente libero".
Si può anche peggiorare.

venerdì 1 maggio 2009

Voglia di centro


Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. Alcide De Gasperi.

Mentre il mondo guarda con preoccupazione all'influenza suina (o messicana o nuova o come diavolo vogliono chiamarla), un morbo ciclicamente attivo colpisce un settore della popolazione particolarmente a rischio: la classe politica.



La malattia ha iniziato a diffondersi nei primi anni novanta e tuttora riappare con un contagio che esplode alla vigilia degli appuntamenti elettorali. Le persone più a rischio sono quelle che hanno militato (peggio se con incarichi di rilievo) in un partito politico al tempo chiamato Democrazia Cristiana.



I sintomi riscontrati sono, più o meno, questi: improvviso disagio politico esistenziale (gli affetti tendono ad abbandonare il partito di appartenenza, sentendosi poco valorizzati e non in sintonia con la linea politica; disperata ricerca di incarichi e candidature; epilettico ondeggiare da una parte all'altra degli schieramenti politici (in alcuni casi le vittime raggiungono il dono dell'ubiquità, riuscendo a stare in più partiti allo stesso momento); nei casi più gravi qualche malato ha costituito dei nuovi partiti mai andati oltre a percentuali da prefisso telefonico; uno dei sintomi più gravi riscontrati nei pazienti sono le allucinazioni, i malati raccontano di sentire voci strazianti provenienti da una figura mitica chiamata "l'elettore moderato" che implorerebbe loro di rappresentarli.



Due sono i possibili decorsi della malattia: in alcuni casi i sintomi spariscono con l'ottenimento di una carica elettiva o di una nomina, in altri, non adeguatamente curati, la vittima continua nel suo vagabondare politico come un moderno Ebreo Errante.

In attesa che la scienza medica trovi il rimedio definitivo al virus, molti malati sono accolti in speciali strutture di cura chiamate UDC.


Abbiamo debellato la tubercolosi, la peste, il vaiolo; ho fiducia nella scienza, un giorno sconfiggeremo questo tremendo virus: "la voglia di centro".

giovedì 30 aprile 2009

Il Papi

Ma no. E' impossibile. Mah, dico: come fa uno a scrivere in un blog, cercando di fare dell'ironia e dell'umorismo su ciò che accade se la realtà stessa supera ogni fantasia.

Leggete questa: è un'intervista che il Corriere della Sera ha fatto a Noemi Letizia, neo maggiorenne e aspirante sculettatrice televisiva, salita agli onori delle cronache per la comparsata del Presidente del Consiglio alla sua festa di compleanno.



Noemi, lei chiama ‘‘Papi’’ il presidente Berlusconi? «Sì, per me è come se fosse un secondo padre. Mi ha allevata».
Ha mai conosciuto qualcuno dei figli del Cavaliere? «No, mai. Anche se lui mi ripete che gli ricordo Barbara, sua figlia. Che ora studia in America».
Com’è nata la vostra amicizia? «È un amico di famiglia. Dei miei genitori». «Diciamo», interviene mamma Anna, «che l’ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più».
Non capita a tutte le belle ragazze di ritrovarsi il presidente del Consiglio alla festa di compleanno? «Infatti, io alla mia non l’aspettavo. È stata una vera sorpresa. Né ho mai raccontato in giro di questa amicizia così forte con Papi Silvio. Nessuno mi avrebbe creduta. Ora, invece, l’hanno visto tutti...»
Cosa le ha regalato? «Una collana d’oro con un ciondolo».
Berlusconi è sempre stato presente alle sue feste di compleanno? «No, ma non mi ha mai fatto mancare le sue attenzioni. Un anno, ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni».
Suo padre non è geloso?«Assolutamente no. È devotissimo di Papi Silvio».
E la mamma? «Assolutamente no», risponde la signora Anna, «e poi gelosi di chi, di Silvio?». In cameretta, incorniciata, anche una foto con dedica del premier: "Ad Anna con gli auguri più affettuosi - 20 novembre 2008 - Silvio Berlusconi».
Noemi, lei frequenta il quarto anno della scuola per grafici pubblicitari? «Sì, la Francesco Saverio Nitti di Portici e sono la prima della classe. La mia insegnante di italiano dice che ho inventato il ‘‘metodo letiziano’’: ho una grande capacità espressiva. Mi piace molto studiare».
Sa chi fu Nitti? «Nitti...Nitti... Lo abbiamo anche studiato a scuola».
Fu un grande meridionalista e presidente del Consiglio.«Ah, sì».
Cosa vorrà fare da grande? «La showgirl. Ho studiato danza, ho iniziato a 6 anni. Ora sto seguendo un corso per guida turistica: al Maggio dei Monumenti sarò impegnata nel Duomo di Napoli. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità, a trecentosessanta gradi. Ma non scenderò mai a compromessi».
Sa che ha provocato una fiammante polemica il fatto che Berlusconi vorrebbe candidare letterine e donne dello spettacolo alle europee? «Fa bene, vuole ringiovanire. E poi se Papi pensa di fare così, stia certo che non sbaglia. Sceglie queste ragazze perché intelligenti e capaci. Non solo perché belle. Il mio motto in politica sarà: ‘‘Meno tasse, più controlli’’. Basta con i furbi che non rispettano le regole».
Lei vuole diventare showgirl e avviarsi all’attività politica. E lo studio? «Papi Silvio mi ripete sempre che la prima cosa è studiare. Lo sa che ha fondato una università a Milano? L’anno prossimo vorrei frequentarla. Mi iscriverò a scienze politiche».
Noemi, lei ha girato anche un cortometraggio? «Si chiama Scaccomatto. È stato presentato a Venezia a dicembre scorso. Io interpreto il ruolo della fidanzata di un politico. È tutta una storia di mafia, di intrighi, di caccia ad un diamante».
Insomma, una trama di grande attualità. Torniamo a Berlusconi? «Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme».
Quali canzoni? «Non ricordo il titolo della sua preferita: aspetti che vedo sui suoi cd. Li ho tutti. Ma come fa quella... ‘‘Mon amour, lalalala’’»
Lei quali canzoni preferisce? «A me piace la musica italiana. Non le canzoni classiche. I miei cantanti preferiti sono Laura Pausini, Tiziano Ferro, Nek. E poi c’è la colonna sonora di Scugnizzi, che io canto spesso con Papi Silvio al pianoforte o al karaoke».
Mi racconta qual è la sua barzelletta preferita tra le tante che il premier le racconta? «Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: ‘‘Vuoi morire o bunga-bunga?’’. Il ministro sceglie: ‘‘bunga-bunga’’. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: ‘‘Voglio morire!’’. Ma il capo tribù: ‘‘Prima bunga-bunga e poi morire».
Nei momenti di relax, Berlusconi cosa le confida? «Fa tanto per il popolo. È il politico numero uno. Non dorme mai. Io non riuscirei a fare la sua stessa vita. Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore».
Perché? «Ho perso un fratello, Yuri, sette anni fa. A causa di un incidente stradale. Ora è il mio angelo custode».
Noemi, per quale squadra tiene? «Sono patriottica, tifo Napoli. Poi, la mia seconda squadra è il Milan».
Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali? «No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».

Come si può fare dello spirito? Dell'ironia? E' tutto così pazzesco senza bisogno di altri commenti. A farmi rabbrividire sono, nell'ordine: 1 una diciottenne che immagina che la strada per la politica passi per l'esposizione di diverse parti anatomiche; 2 che il nostro (o meglio di chi l'ha votato) Presidente del Consiglio assomigli a un ibrido tra un vecchio playboy in disarmo e un pedofilo in vacanza in Thailandia; 3 che il più letto dei giornali italiani perda tempo a intervistare una cretina.

Mi è venuto così in mente che l'unico presidente al mondo che veniva chiamato "Papi" era François Duvalier, per oltre una ventina d'anni padrone assoluto di Haiti. Duvalier, ex medico di provincia esperto di vodoo e magia, tiranneggiò il paese per una quindicina d'anni, facendosi chiamare Papà Doc. Di Duvalier si ricordano l'abitudine a vestirsi di nero con occhiali scuri e cappello da stregone e la particolare ferocia delle sue milizie personali i Tonton Macutes che, secondo le credenze dei poveri haitiani, rapivano gli oppositori politici trasformandoli in degli zombi. Alla sua morte, salì al potere il figlio, Jean Claude Duvalier, soprannominato Baby Doc.

Non siamo Haiti eppure abbiamo il nostro Papi, tanti aspiranti Baby e parecchi zombi.

lunedì 23 febbraio 2009

Sanremo, Los Angeles, Ronchi dei Legionari e le mie scuse al reggente


Homo sum et nihil humanum a me alienum puto (Terenzio).

Sabato sera ero a una cena tra amici. Gente colta, intelligente e di sinistra. Grandi ragionamenti, snobismo e ironia a pacchi. Molte discussioni vertevano sullo stato del nostro paese e, trovandomi tra progressisti, ognuno aveva un'idea diversa. Eppure, per capire questo paese, o almeno la maggioranza dei suoi abitanti, bastava che accendessimo la televisione. Si sa, alcuni di noi nemmeno la guardano la televisione e perfino preferiamo leggere un libro, però se avessimo visto il Festival di Sanremo avremmo avuto molte più informazioni sull'Italia di quelle che quotidianamente ricaviamo da un fondo di Eugenio Scalfari o da un'analisi di Ilvo Diamanti. Infatti, vorrà pure dire qualcosa il fatto che per cinque giorni di fila dai dieci ai quindici milioni di italiani sono rimasti incollati per ore e ore davanti alla televisione a vedere uno spettacolo noioso, con cantanti grotteschi e canzoni brutte, presentatori ignoranti e ospiti pronti a tutto per una marchetta. Mi chiedo, quei quindici milioni di italiani non avevano altro da fare? Un libro, un film, una cena, una passeggiata, fare del sesso, saranno stati valutati come possibili alternative? Mah.




Per non fare lo spocchioso e il distante dalla gente, ho ascoltato le canzoni arrivate sul podio. Da rabbrividire. Al terzo posto è arrivato un tale con un nome da mafioso italoamericano che ha cantato un brano, modello "mielosità partenopea", che probabilmente eseguirà con successo al matrimonio di qualche camorrista di Secondigliano. Pensare che uno così gira a piede libero mentre Roberto Saviano vive sotto scorta. Al secondo posto è arrivato un tale che ha proposto una canzone brutta, sporca e cattiva. Un brano che sostiene l'idea che i divorziati rovinano i figli, se sei traumatizzato diventi gay (sono sicuro che lui avrebbe voluto dire recchione), che gli omosessuali sono tutti dei pervertiti mezzi pedofili e che ci si può salvare solo nell'ambito della famiglia tradizionale. Infine, a vinto un ragazzino, uscito da una patetica trasmissione di Mediaset, che a scuola aveva sicuramente l'insegnante di sostegno. Bravi, sono la degna colonna sonora di questo paese.



Intanto a Los Angeles, California, Stati Uniti, tanti kilometri e tanti anni lontana da Sanremo Sean Penn vinceva l'Oscar come miglior attore per l'interpretazione di Harvey Milk, il primo omosessuale dichiarato a venire eletto a una carica pubblica. E pensare che i signori dell'Academy Award non sono degli intellettuali di sinistra, è gente che lavora per l'industria di Hollywood, eppure noi abbiamo Povia, loro Sean Penn.


Sento da tempo grandi e complessi ragionamenti sulla crisi della sinistra. Domenica, leggendo Il Piccolo, ho avuto una prima, certa e significativa risposta. A Ronchi dei Legionari, comune di sinistra, dove la gente vota a sinistra e gli amministratoti sono di sinistra, la giunta comunale per parlare dei problemi locali si è rivolta a ... A chi? al Presidente della Regione? No. A qualche assessore regionale? No. Ai parlamentari? Nemmeno. A Federico Razzini, consigliere regionale della Lega Nord, noto per le sue battaglie contro i mussulmani e i centri commerciali e per il suo difficile rapporto con la lingua italiana. Quindi, se dei dirigenti politici del partito democratico, eletti dai cittadini anche in nome della loro appartenenza politica, pensano che il loro miglior interlocutore sia un leghista xenofobo, vuol dire che siamo messi male, molto male.



Devo le mie scuse al reggente, pardon, segretario, del Partito democratico Dario Franceschini. Nel mio ultimo post l'avevo descritto come una via di mezzo tra il portinaio e la donna delle pulizie della sede del partito. Eppure, nel suo primo breve intervento, ha detto: che la legge della destra sul testamento biologico fa schifo, che in Europa staremo nel gruppo socialista e che Berlusconi sta cambiando i connotati della nostra democrazia. In cinque minuti è stato meglio di Veltroni in diciotto mesi. Speremo ben.

venerdì 6 febbraio 2009

Aiuto!

Con la decisione del governo di sbattersene della Magistratura, della Costituzione, del Presidente della Repubblica e dell'umana pietà per accontentare le gerarchie vaticane siamo ufficialmente diventati il primo stato confessionale d'Europa.



Ora che assomigliamo agli afgani durante il regime dei Talebani, speriamo arrivino presto i bombardieri americani. Almeno in tempo prima che facciano ripartire l'Inquisizione.


mercoledì 4 febbraio 2009

Piccoli ma significativi segnali del degrado di un paese

Una delle mie letture quotidiane sulla rete è il sito del Corriere della Sera, accedendo a una qualsiasi notizia su può leggere la classifica di quelle più lette dagli utenti. La classifica mostra le notizie più seguite del giorno, del mese e della settimana. Basta dargli un'occhiata e c'è da rabbrividire.



La notizia più letta del giorno è: "Ex sindaco antiprostitute condannato per stupro", si tratta della grottesca storia dell'ex sindaco leghista di Rovato (BS) Roberto Manenti, un antesignano delle recenti ordinanze creative di molti stravaganti primi cittadini. Manenti oltre ad aver proibito ai mussulmani di avvicinarsi alle chiese e titolato una piazza ai reduci della Repubblica Sociale, si era particolarmente impegnato nella lotta contro la prostituzione. Talmente tanto che il tribunale di Verona l'ha condannato a sei anni per stupro ai danni di una prostituta romena.



La notizia della settimana: "Bella, ma non solo.E Jessica Alba zittisce il giornalista". In pratica la cronaca di un litigio tra l'attrice e il commentatore conservatore di Fox News Bill O'Reilly. Pare che l'attrice si sia dimostrata più colta e informata di un giornalista repubblicano. Uno di destra ignorante: francamente non vedo la notizia.


E infine, la notizia del mese: "Cristina Del Basso". E chi è? Mi sono detto. Semplice, una dei protagonisti dell'ultima edizione del Grande Fratello, il cui unico merito è quello di aver ottenuto chirurgicamente una sesta di reggiseno.



Riepilogando, le notizie più seguite dai lettori del più diffuso giornale italiano riguardano un ex sindaco condannato per violenza carnale, i litigi di un'attrice e le gesta di una tettona.


O tempora o mores (Cicerone, Catilinaria, I).

martedì 3 febbraio 2009

Andiam, andiam, andiam a lavorar...


Come sanno i cittadini di questa specialissima Regione, la nuova maggioranza di centrodestra si è presentata agli elettori e ne ha ricevuto il consenso in nome della concretezza, dell'efficenza e della simpatia.
Quindi, basta con i soldi agli immigrati, alle prebende ai fannulloni, meno festival della scienza e più sagre paesane e, soprattutto, l'impegno solenne di tutti i nuovi legislatori a essere concreti e grandi lavoratori.
Bene, siamo già a febbraio e il Consiglio regionale si è riunito quest'anno una volta sola e per approvare una legge di straordinaria importanza: spostare la data dei saldi estivi dal 15 giugno al primo sabato di luglio e di quelli invernali da 2 al 3 gennaio. Stanchissimi per la faticosa impresa gli eroici consiglieri del centrodestra torneranno tra i banchi a marzo, forse. Buon riposo.


mercoledì 10 dicembre 2008

Compagni, avanti il gran partito...

"Non si fa politica con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti". Pietro Nenni.




Compagni, avanti, il gran Partito
noi siamo dei lavorator!
Rosso un fior in petto c'è fiorito,
una fede ci è nata in cor.
Noi non siamo più, nell'officina,
entroterra pei campi, in mar,
la plebe sempre all'opra china
senza ideale in cui sperar.

Su, lottiamo, l'Ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!

Un gran stendardo al sol fiammante
dinnanzi a noi glorioso va:
noi vogliam per esso siano infrante
le catene alla Libertà!
Che Giustizia venga noi chiediamo:
non più servi, non più signor.
Fratelli tutti esser dobbiamo
nella Famiglia del Lavor

Lottiam, lottiam la terra sarà
di tutti eguale proprietà:
più nessuno nei campi dia
l'opra ad altri che in ozio sta!
E la Macchina sia alleata,
non nemica, ai lavorator:
così la vita ritrovata
a noi darà pace ed amor.

Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l'avvenir:
più civile e giusta la storia
un'altra era sta per aprir.
Largo a noi, all'alta battaglia
noi corriamo per l'Ideal!
Via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal!

L'avranno pure cantata L'internazionale e qualcuno perfino a squarciagola. Si, perchè i congressi del Partito socialista italiano si chiudevano con questo inno, anche negli anni di Craxi. Me li immagino, Cicchitto, Brunetta, Sacconi e, nel nostro piccolo Renzo Tondo (già simpatico allora), intonare i versi dell'inno di quasi tutti i partiti comunisti, socialisti e socialdemocratici del mondo.




Poi cambiò tutto, finì il comunismo, in Italia tintinnarono le manette e questi signori cambiarono musica. Lasciarono Nenni, Turati e il sol dell'avvenire per il palazzinaro di Arcore. Basta con il proletariato e i compagni, meglio le televisioni e nuovi amici leghisti.



Si può cambiare idea, naturalmente, ma per favore, almeno ci risparmino affermazioni come quelle di Brunetta: "Sono un socialista nel governo Berlusconi".

Probabilmente hanno già imparato l'inno di Forza Italia ma, visto che sono molto intelligenti e furbi, non avranno difficoltà a imparare un inno che ho trovato per loro:

Beasts of England, Beasts of Ireland,
Beasts of every land and clime,
Hearken to my joyful tidings
Of the Golden future time.

Soon of late the day is coming,
Tyrant Man shall be o'er thrown,
And the fruitful fields of England
Shall be trod by beasts alone.

Rings shall vanish from our noses,
And the harness from our back,
Bit and spur shall rust forever,
Cruel whips no more shall crack.

Riches more than mind can picture,
Wheat and barley, oats and hay,
Clover, beans and mangel-wurzels
Shall be ours upon that day.

Bright will shine the fields of England,
Purer shall its waters be,
Sweeter yet shall blow its breezes
On the day that sets us free.

For that day we all must labor,
Though we die before it break;
Cows and horses, geese and turkeys,
All must toil for freedom's sake.

Beasts of England, Beasts of Ireland,
Beasts of every land and clime,
Hearken well, and spread my tidings
Of the Golden future time.



Questo è "Beasts of England", l'inno rivoluzionario dei maiali della Fattoria degli animali di George Orwell. Spero che non si offendano, la mia è solo un po' di ironia. La vera offesa è quella che loro fanno alla storia del socialismo italiano.

venerdì 5 dicembre 2008

La voce del padrone




Non sono serviti occupazioni, scioperi, cortei, lezioni in piazza, a nulla è valsa la solidarietà di maestri, presidi, rettori, professori e bidelli, non ha sortito alcun effetto il sostegno di politici, mamme e intellettuali, niente di niente; l'imperturbabile ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini non si è mossa e i previsti tagli dei finanziamenti all'istruzione sono rimasti.

Tra i tagli era prevista anche una sforbiciata ai fondi delle scuole paritarie (leggi istituti cattolici). Accortasi della riduzione dei fondi, la Conferenza episcopale italiana è partita subito all'attacco: "Le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese" ha affermato monsignor Bruno Stenco, direttore dell'Ufficio nazionale della Cei per l'educazione. Poco dopo parte un missile verso il governo, lanciato direttamente dal Papa: "Gli aiuti per l'educazione religiosa dei figli sono un diritto inalienabile".

Terrorizzato dal micidiale attacco, il governo si arrende immediatamente. "C'è un emendamento del relatore che ripristina - dice il sottosegretario all'economia Giuseppe Vegas - il livello originario, vale a dire 120 milioni di euro. Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini". Così, quello che migliaia di studenti e professori non erano riusciti a ottenere in settimane di mobilitazioni, la Chiesa cattolica lo ottiene in meno di un'ora.

Cari manifestanti, la prossima volta indossate qualche abito talare. Avrete ciò che desiderate e potrete dormire comodamente su quattro cuscini.





C'è un bel film di Martin Ritt sul periodo della "caccia alle streghe" negli Stati Uniti degli anni '50, "Il prestanome" (The Front). Il film racconta la storia di un modesto allibratore che presta il suo nome a parecchi autori finiti nella lista nera dei sospetti per attività antiamericane. Divenuto famoso, il prestanome (interpretato da Woody Allen) matura una coscienza politica e finisce anche lui sotto processo.




Si dice che la ministro Gelmini non decida nulla, che sia solo il prestanome del ministro del tesoro Tremonti. Allora, visto che su quei 120 milioni prontamente recuperati l'ultima parola spetterà alla ministro, se anche lei, come il protagonista del film di Ritt, riacquisterà una coscienza, si ricorderà che il nostro non è uno Stato confessionale e che il suo ministero si chiama della "pubblica" istruzione, mi impegno a chiederle scusa e a pubblicarle un post di elogio.

giovedì 4 dicembre 2008

Chi va e chi viene. A Lugano


Addio Lugano bella
o dolce terra pia
scacciati senza colpa
gli anarchici van via
e partono cantando
con la speranza in cor.
E partono cantando
con la speranza in cor.

Ed è per voi sfruttati
per voi lavoratori
che siamo ammanettati
al par dei malfattori
eppur la nostra idea
è solo idea d'amor.
Eppur la nostra idea
è solo idea d'amor.

Anonimi compagni
amici che restate
le verità sociali
da forti propagate
è questa la vendetta
che noi vi domandiam.
E questa la vendetta
che noi vi domandiam.

Ma tu che ci discacci
con una vil menzogna
repubblica borghese
un dì ne avrai vergogna
noi oggi t'accusiamo
in faccia all'avvenir.
Noi oggi t'accusiamo
in faccia all'avvenir.

Banditi senza tregua
andrem di terra in terra
a predicar la pace
ed a bandir la guerra
la pace per gli oppressi
la guerra agli oppressor.
La pace per gli oppressi
la guerra agli oppressor

Elvezia il tuo governo
schiavo d'altrui si rende
d'un popolo gagliardo
le tradizioni offende
e insulta la leggenda
del tuo Guglielmo Tell.
E insulta la leggenda
del tuo Guglielmo Tell.

Addio cari compagni
amici luganesi
addio bianche di neve
montagne ticinesi
i cavalieri erranti
son trascinati al nord.
E partono cantando
con la speranza in cor.



Con questa canzone l'anarchico italiano Pietro Gori ricordò l'espulsione sua e di diciasette compagni dalla Svizzera. Politico, avvocato, criminologo e poeta, Gori girò per mezzo mondo in fuga dalla polizia del Regno. La tappa a Lugano fu tra le più brevi e durò appena due settimane di carcere, al termine dei quali, il governo elvetico, preoccupato di mantenere buoni rapporti con l'Italia, si liberò velocemente di quell'ingombrante compagnia di anarchici.

Tornato in Italia, senza mai smettere la sua attività di militante anarchico, Gorì morì nel 1911 e fu sepolto a Rosignamo Marittima, dove gli venne eretto un monumento.



Non credo abbia ancora un monumento, però di sicuro Lugano lo accoglierà con tutti gli onori. Beppe Grillo, un tempo comico ora nuovo messia della nostra "società civile", ha deciso di lasciare l'Italia e trasferirsi in Svizzera. A Lugano, appunto.

"Sì, ho comprato un appartamento a Lugano perché se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con Beppegrillo.ch o Beppegrillo.eu. Sono un po' preoccupato perché ogni mese c’è qualche leggina, qualche decretino che riduce le libertà e che viene annunciato sempre per il bene della rete...". Non è una fuga fiscale, precisa l'ex comico, ma per la libertà di espressione. Personalmente, avendo un blog letto da quattro gatti e potendo al massimo fuggire a Nova Gorica, non sono molto preoccupato. Però mi fa strano che questo indomito combattente per la libertà di pensiero fugga al primo stormir di foglie. Forse sarebbe stato più eroico restare in Italia.
Ma almeno non è una fuga fiscale.



Quando faceva il comico Grillo era divertente e i testi glieli scriveva Michele Serra. Da quando fa il capopopolo mi diverte molto meno e i testi se li scrive da solo. E poi, quel suo Vaffa day, mi sembra la versione moderna e trendy di uno slogan di qualche anno addietro: Me ne frego.
Forse mi sbaglio, ma non sopporto i moralisti, quelli che dicono "sono tutti ladri" e quelli che si sentono degli eroi.

"Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere". Giovanni Falcone.

giovedì 20 novembre 2008

Viva Villari!


Quello che ho detto ho detto. E qui lo nego! (Totò).

Uno dei sintomi del degrado di questo paese è il fatto che la nostra classe politica perda tempo a discutere della RAI, un'azienda decotta che un tempo insegnò l'italiano a milioni di persone, oggi promuove l'analfabetismo di ritorno. Negli altri paesi non è così. In Gran Bretagna gli uomini di governo non si attardano a discutere della BBC né in Germania della ZDF, negli Stati Uniti, poi, esiste una rete pubblica, la PBS che, senza canone né pubblicità, ha una programmazione di altissimo livello.

Qui da noi a occuparsi della RAI c'è una commissione parlamentare di vigilanza che, come tutte le commissioni di controllo, hanno una presidenza attribuita all'opposizione. Così, quando la commisione si insedia, l'opposizione propone il nome di Leoluca Orlando per la presidenza, ma alla maggioranza non piace e dopo qualche mese di stallo eleggono, con un'avvilente furbata, un altro rappresentante dell'opposizione: Riccardo Villari.




In un paese normale, un politico eletto a una presidenza contro il volere del suo partito si dimetterebbe. In Italia no. Mai lasciare una poltrona.
E così parte una delle più strepitose pantomime degli ultimi anni.
I leader dell'opposizione assicurano che Villari si dimetterà ma lui, un tostissimo ex dc, ex udeur, ex margherita, oggi pd, uno per il quale cedere una presidenza è come morire, tergiversa. Incontra Veltroni, poi il presidente del Senato, poi quello della Camere (per fortuna il Presidente della Repubblica non gli concede udienza), poi stremato dai troppi incontri stacca il cellulare e sparisce, dopo aver dichiarato: "Mi dimetterò quando si troverà l'accordo su un altro nome". Nel frattempo l'accordo sul nuovo presidente si trova. Sarà Sergio Zavoli, senatore, già presidente della RAI, classe 1923.
A questo punto Villari si dimetterà, assicurano i vertici del pd. E invece, lui dichiara: "Non sono il problema ma la soluzione", "Contro di me minacce inaccettabili", "Io rappresento le istituzioni" e per chiudere: "Non mi dimetto".

Adesso tutti a chiedergli di dimettersi, perfino Berlusconi. Ma non potevano pensarci prima? L'attuale legge elettorale ha tanti limiti e un vantaggio: i partiti possono sapere in anticipo, con precisione millimetrica, chi sarà eletto in Parlamento. E' chiedere troppo di candidare gente affidabile? La prossima volta facciamo un sorteggio, con un po' di fortuna eleggeremo qualcuno un tantino più serio di Riccardo Villari.




Ho tratto il titolo del post da un film del 1934 sulla rivoluzione messicana: "Viva Villa!". Nella colonna sonora del film venne usata una vecchia canzone popolare che poi divenne famosa in tutto il mondo: "la Cucaracha". Mi pare un'ottima colonna sonora per questa italianissima vicenda.

martedì 18 novembre 2008

Senza commento


I fatti separati dalle opinioni.

Il Consiglio provinciale di Gorizia ha votato unanimente una mozione di censura dell'operato del Presidente della provincia Enrico Gherghetta (pd).
Nel documento si stigmatizza il fatto che la figlia del presidente svolga uno stage formativo presso l'ente e che il fratello abbia vinto un appalto per la prestazione di servizi. Nel documento, pur ribadendo che entrambi gli atti rientrano perfettamente nella legalità, si sottolinea che gli amministratori pubblici dovrebbero evitare azioni che approfondiscano il solco tra i cittadini e la politica.

Il presidente ha votato a favore dell'ordine del giorno che lo censura.

domenica 9 novembre 2008

La destra del vicino è sempre più verde

4 Novembre 2008, Phoenix, Arizona. Il candidato repubblicano John McCain tiene il discorso con cui concede la vittoria a Barack Obama:



"Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato e ha parlato chiaramente. Poco fa, ho avuto l'onore di chiamare il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per essere stato eletto come nuovo presidente del paese che entrambi amiamo. In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza. Ma il fatto che vi sia riuscito incoraggiando la speranza di tantissimi milioni di americani che un tempo credevano, sbagliando, di avere poco da perdere o guadagnare, o di avere poca influenza nell'elezione di un presidente degli Stati Uniti è qualcosa che ammiro profondamente e che mi spinge a elogiarlo per esservi riuscito. Questa è un'elezione storica e io riconosco l'importanza speciale che essa possiede per gli afroamericani, e il particolare orgoglio che devono provare stanotte.Sono sempre stato convinto che l'America offre opportunità a tutti coloro che hanno l'industriosità e la volontà per coglierle. Anche il senatore Obama è convinto di questo. Ma tutti e due siamo consapevoli che, anche se abbiamo fatto molta strada da quelle antiche ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e negavano ad alcuni americani i pieni benefici della cittadinanza, la loro memoria ha ancora il potere di fare male. Un secolo fa, quando il presidente Theodore Roosevelt invitò Booker T. Washington (il primo afroamericano invitato alla Casa Bianca nel 1901 ndr) ad andarlo a trovare nella Casa Bianca, a cenare con lui, questo invito fu accolto in molti ambienti come un oltraggio. L'America oggi è lontana mille anni dalla crudele e altezzosa intolleranza di quei tempi. Non c'è prova migliore di questo del fatto che un afroamericano sia stato eletto alla presidenza degli Stati Uniti. Facciamo in modo che ora non vi sia più alcuna ragione per cui un americano possa non tenere in gran conto il fatto di appartenere a questa nazione, la più grande nazione della terra. Il senatore Obama ha ottenuto un grande risultato per se stesso e per il suo paese. Io lo applaudo per questo e gli porgo le mie sincere condoglianze per il fatto che la sua amata nonna non sia riuscita a vivere per vedere questo giorno, anche se la nostra fede ci assicura che lei riposa in pace alla presenza del suo creatore e che è estremamente orgogliosa del brav'uomo che ha contribuito a crescere. Io e il senatore Obama abbiamo avuto divergenze e ci siamo confrontati su di esse, e lui ha prevalso. Indubbiamente, molte di quelle divergenze rimangono. Sono tempi difficili per il nostro paese, e io questa notte mi impegno con lui a fare tutto quanto sarà in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le tante sfide che dobbiamo affrontare. Esorto tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non soltanto per fargli le congratulazioni per la sua vittoria, ma per offrire al nostro presidente la nostra disponibilità e i nostri sforzi più convinti per trovare dei modi per marciare uniti, per trovare i necessari compromessi, per superare le nostre divergenze e per contribuire a riportare la prosperità, a difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso e a lasciare ai nostri figli e nipoti un paese più forte, un paese migliore di quello che noi abbiamo ricevuto. A prescindere dalle nostre divergenze, siamo tutti americani. E vi prego di credermi quando dico che nessun legame ha mai contato per me più di questo".


Silvio Berlusconi, 12 settembre 2006, due giorni dopo la sconfitta alle elezioni legislative:
"Tanti brogli. Ci sono i verbali di 60 mila sezioni da verificare, uno per uno. Ci sono brogli a non finire. Queste informazioni arrivano da cose precise, sono in contatto con tutti i nostri coordinatori di Forza Italia e degli altri partiti. Di ora in ora arrivano dati sulle stesse schede che non sono conformi. Ci sono somme sbagliate, dati riportati male nella stessa scheda, comunicazioni errate. Confido che i magistrati delle corti d'appello e circoscrizionali, ai quali è demandato il controllo delle schede, svolgano il compito in assoluta coscienza e con le necessarie serenità e imparzialità. Ci sono situazioni che si stanno accumulando una dopo l'altra: si tratta di controllare i verbali di 60 mila sezioni e quello che stiamo verificando è che ci sono moltissime, moltissime, moltissime irregolarità. Ci sono i tempi necessari per fare i controlli, non ci sono limiti di tempo. Mi sembra logico che ci sia una verifica dei voti per vedere se questo risultato, che è provvisorio, non ha nulla di ufficiale, che è venuto fuori nella notte dalle prefetture, debba essere controllato, no? Pensavate di esservi liberati di me?" (Con quest'ultima minaccia aveva maledettamente ragione).


Ringrazio Cristina per avermi suscitato l'idea di questo post.

venerdì 7 novembre 2008

A Silvio, facce ride!



Ma 'ndo... 'hawaii
se la banana non ce l'hai
bella hawaiana
attacchete a 'sta banana,
ma 'ndo 'hawaii
se la banana non ce l'hai
vieni con me
tè la farò vede'...
vengo con tè
me la farai vede'...





Ma si, siamo imbecilli. Spocchiosi, snob, lontani dalla gente, incapaci di parlare al popolo e pure antipatici.
E quando mai uno di noi, uno di sinistra, sarebbe riuscito a dire del primo presidente afroamericano della storia che è un giovane abbronzato.

Avete presente quelle compagnie d'avanspettacolo dell'immediato dopoguerra, teatri scalcinati, artisti morti di fame, pubblico ululante. A un certo punto entra il comico e, immancabile, scatta un urlo dal fondo della sala: "Facce ride!"
E lui fa ridere, ammazza, quanto fa ridere.
Ecco: il comico è il nostro presidente del consiglio, lo scalcinato teatro è l'Italia e il pubblico siamo noi. E ridiamo. E all'estero tutti ridono, di lui e di noi.


Nel 1927 venne realizzato il primo film sonoro, si intitolava The Jazz Singer (Il cantante jazz), il protagonista era un immigrato ebreo lituano che aveva preso il nome d'arte di Al Jolson.
Jolson si presentava in scena con il volto dipinto di nero e fu tra i primi a portare la musica degli afroamericani al pubblico bianco. Non era un razzista, anzi, si battè contro la discriminazione razziale e aiutò la carriera di molti artisti di colore. Amatissimo dal pubblico americano, era l'unico bianco che poteva entrare in tutti i club di Harlem.

Non ho fatto questa divagazione per commettere l'ennesima esibizione di saccenteria (tipico per uno di sinistra) ma perchè, conoscendo la frizzante simpatia del nostro premier, siate preparati quando al prossimo G 20, il 15 novembre a Washington, Silvio si presenterà così:


giovedì 6 novembre 2008

La patria

Il 4 novembre si sono svolte al sacrario di Redipuglia le celebrazioni per l'anniversario della fine della I guerra mondiale. C'era il presidente della Repubblica e il ministro della difesa. Il simpatico presidente della Regione no, aveva altro da fare; c'era invece il presidente del consiglio regionale, Eduard Ballaman, leghista, che sfoggiava una pochette con i simboli padani. Tra gli assenti anche il presidente della provincia di Udine.
E dov'era Pietro Fontanini (quello al centro in costume) ex parlamentare, segretario regionale della Lega nord e presidente della provincia di Udine? Al ristorante "Al vecchio skilift" di Tarvisio per incontrare Heinz Christian Strache il leader del FPÖ, il vecchio partito di Haider che Strache ha portato su posizioni ancora più estreme.



"L'impegno con Strache era fissato da tempo (mentre l'anniversario della fine della guerra è in calendario da novant'anni ndr) – spiega Fontanini – sarebbe stato scortese rimandarlo e, a novant'anni dalla fine della Prima guerra mondiale, è stato utile anche per dimostrare che le barriere con gli amici austriaci sono superate".
Provo a tradurre dall'idioma leghista: "non ero a Redipuglia perchè a noi l'Italia sta sulle balle, e poi dovevo incontrare questo Strache perchè, morto Haider, dobbiamo pur trovare un amico che la pensi come noi". Del resto, Fontanini è in piena sintonia con i suoi compagni di partito che "butterebbero il tricolore nel cesso" e di fronte all'Inno di Mameli esibiscono il dito medio.


Sono cresciuto tra comunisti e socialisti, gente che anteponeva l'internazionalismo alla nazione. Però mi hanno insegnato che un paese dove non c'è amor di patria e senso dello Stato è messo male. Se poi mancano proprio a coloro che amministrano la cosa pubblica siamo messi malissimo.


Intanto a Chicago...