La montagna della nostra regione è un luogo con grandi problemi. Uno spopolamento continuo, un tessuto economico sempre più esile e un turismo molto limitato e asfittico. Basta superare il confine e andare in Austria per accorgersi come, in tutti i campi, il nostro territorio sia ancora arretrato. Come sempre le colpe non sono da attribuire al destino "cinico e baro" ma da una cronica incapacità di pensare il futuro come innovazione e dall'ancor più grave rifiuto di lavorare insieme, di creare forme di collaborazione e di sinergie tra i diversi soggetti, pubblici e privati che siano. Il mantra da quelle parti è fare "di bessoi" (da soli) e così, grazie a questa eterna testardaggine, si rimane sempre indietro.
La gerla è una cesta di legno che con delle cinghie, si porta sulle spalle per trasportare i più diversi carichi. Usata prevalentemente dalle donne, sono il simbolo di una storia passata di fatica e lavoro duro.

Il passato dunque, e cosa c'entrano con la montagna di oggi? Presto detto: alcuni giorni fa il Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo (Consint) propone di costruire un monumento alla gerla come simbolo della Carnia ad Amaro. Si tratterebbe di un'enorme costruzione, parzialmente in legno, alta venticinque metri e con almeno sei kilometri di cavi di acciaio per avvolgerla. Il tutto al modico costo di cinquecentomila euro.
In questo modo circa un miliardo delle vecchie lire (detta così fa ancora più effetto) andrebbe buttato al vento per costruire un gigantesco monumento di assoluta inutilità.
In effetti in molti, soprattutto in Carnia, hanno evidenziato la stupidità dell'idea. Tra le voci favorevoli vanno ricordate quelle Nicola Plazzotta, delegato per Tolmezzo di Confindustria e dell'onorevole Manuela di Centa (PdL).
Nel primo caso la spiegazione è semplice, Plazzotta è proprietario della Stratex, un'azienda che costruisce strutture in legno lamellare e potrebbe essere coinvolta nella realizzazione del monumento. Il secondo caso, quello della rappresentante del popolo, merita un po' di attenzione.
Manuela Di Centa è passata direttamente dallo sci di fondo alle aule parlamentari e, francamente, mi sembrava più brillante sulla neve che a Montecitorio. Leggete qua: "Quella gerla può diventare un veicolo importantissimo di promozione turistica. In quella direzione secondo me ci si deve muovere come stanno facendo da tempo altre regioni che nel settore turistico possono insegnare molto" e ancora: "La base fondante della Carnia e delle sue diversissime valli è proprio la storia della gente fatta di sacrifici, lavoro, emigrazione, guerre e ancora sacrifici. Sempre a lavorare alzando la testa un attimo e subito rimettendosi sotto a lavorare. Ora però bisogna fermarsi un momento, pensare che non si vive solo di lavoro, di sacrifici, di storia e di ricordi, ma anzi, che tutte queste grandi peculiarità della nostra terra devono essere sfruttate per garantire alla Carnia un futuro migliore". Infine, in un crescendo sempre più ispirato: "la gerla quella storia gloriosa la sintetizza molto bene. Siamo una terra bellissima, ora dobbiamo valorizzarla: fosse per me metterei gerle dappertutto, in tutti i paesi, ovviamente non così grandi. Ma la gerla, simbolo del lavoro e del sacrificio di centinaia di donne, alcune delle quali morte per la patria, [si riferisce alle portatrici carniche che con la gerla portavano le vettovaglie alle trincee italiane durante la I Guerra mondiale ndr] può essere eccome un veicolo di promozione turistica. Il Cosint l’ha inserita, mi pare, in un’operazione di riqualificazione ambientale, io vado oltre, deve essere un’azione di marketing, realizzata assieme alle terme e agli alberghi. Troppo cara? La storia della Carnia, le tradizioni di questa terra, il sacrificio della nostra gente non ha prezzo".
Quindi, non una (da mezzo milione), ma dieci, cento, mille gerle andrebbero fatte per la parlamentare sciatrice e così la Carnia diventerebbe una fantastica meta turistica. Altro che la Torre Eiffel o l'Empire State Building, tutti a vedere la gerla gigante.
Io continuo a chiedermi: com'è che in Carinzia, senza gerle, hanno importanti e redditizie strutture turistiche e in Carnia niente? Mah. La mia resterà una domanda senza risposta e dubito che l'onorevole Di Centa, lautamente retribuita per legiferare, saprà mai dare una risposta.
Al momento la gerla gigante mi ricorda quei film fantascientifici di serie B che, snobbati appena usciti, diventano oggetti di culto molti anni dopo. Dopo i pomodori assassini, gli alieni mutanti e gli insetti enormi, avremo la "gerla gigante". Magari contro Godzilla e vedrai quanti turisti.
