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martedì 26 maggio 2009

Psicopolizia e sputopolizia

Nel regime descritto da Orwell in 1984, un sistema di telecamere controllava sistematicamente i sudditi affinché non potessero nemmeno pensare di violare le imposizioni del sistema. Nel romanzo di Philip Dick, Minority Report, grazie alla presenza di individui dotati di poteri di precognizione si potevano arrestare i colpevoli prima ancora che avessero compiuto un reato.


Due esempi di psicopolizia. A Monfalcone, invece, ci troveremo di fronte alla sputopolizia.
Infatti, alcuni giorni fa il giornaletto locale (Il Piccolo, appunto) ha dato notizia di un caso di tubercolosi. La vittima è un immigrato del Bangladesh che risiede a Monfalcone da oltre dieci anni. Naturalmente la destra locale si eccita e sbraita, reclamando controlli severi e segregazione per gli immigrati colpevoli di portare la peste in città.
La destra fa il suo lavoro; invece, come affronta la vicenda l'ineffabile amministrazione di centrosinistra? Dopo un mielioso incontro con le associazioni degli immigrati (tutto multiculturalità e volemose bene) annuncia, per bocca del sindaco, che al più presto verrà emanata un'ordinanza con la quale si controllerà e punirà chi sarà beccato a sputare per strada. Immagino che la città dei cantieri pullulerà di poliziotti che, nascosti in ogni angolo, osserveranno e piomberanno sugli sputatori. Mi chiedo: come riusciranno a distinguere un potenziale sputatore? (Temo dal colore della pelle, a meno che non abbiano poteri premonitori). Una volta commesso il crimine, il reo dovrà raccogliere lo sputo? E, infine, come la mettiamo con gli starnuti? Saranno sanzionati anche essi?
Risultato raggiunto: in un colpo solo si dà ragione alla destra, avvallando l'idea che gli immigrati siano degli untori sputacchianti che mettono a repentaglio la salute dei monfalconesi.
A Monfalcone non si vota tra due settimane, ad ogni buon conto la campagna elettorale è già cominciata e la destra può stare tranquilla: quello che non riusciranno a dire loro, lo dirà l'amministrazione comunale.



Piccola divagazione, ho visto il primo segnale dello scricchiolio dell'imperatore: gli striscioni degli ultras milanisti a San Siro. Non illudiamoci, finché a sinistra saremo così sgangherati continueremo a perdere, tanto, morto un papi se ne fa un altro.


giovedì 14 maggio 2009

E adesso intitolate una via pure a questo...

Quando vengono proposte delle idiozie, di certo si realizzano. Così, dopo discussioni di alcuni mesi, una via di Trieste è stata intitolata a Mario Grambassi, giornalista e fascista, morto mentre combatteva dalla parte sbagliata nella guerra di Spagna.
Nel corso della cerimonia il sindaco di Trieste, reduce dalla scenata isterica contro il Giro d'Italia, ha dichiarato: "Bisogna sapere distinguere il valore di un uomo dal suo contesto storico".
Wow! Fantastico! Sono senza parole.

Visto che avevo modestamente proposto di titolare una via al grande Angelo Cecchelin piuttosto che al gerarchetto, rinnovo la proposta ma, questa volta, con un nome molto più in linea coi sentimenti profondi della destra triestina. Non uno che scriveva giornalini per i balilla, ma uno tosto: Odilo Goblocnik, comandante delle SS nella zona operativa tedesca dell'alto Adriatico.


Nato a Trieste, Goblocnik, ebbe una sfolgorante carriera nel partito nazista, diventando nel 1938 Gaulaiter di Vienna. Ma nella vecchia capitale dell'Austria ormai annessa al Reich, Goblocnik si dedicò ad accumulare illegalmente un immenso patrimonio. Era troppo anche per un capo nazista; venne allora destituito e rimandato nei ranghi delle SS. Si occupò della realizzazione dei campi di stermino, pianificando la costruzione dei lager di Sobibor e Treblinka. Nel 1943 tornò nella città natale, entrata a far parte della zona operativa dell'alto Adriatico, istituendo il campo di concentramento della Risiera di San Sabba.
Nel maggio del 1945, braccato dalle truppe britanniche, si suicidò con una pastiglia di cianuro.

Allora, caro sindaco, titoli pure una via a questo criminale nazista, del resto Goblocnik faceva agli ebrei quello che parecchi leghisti vorrebbero fare agli immigrati. Poi, se qualcuno protesta, potrà sempre dire: "Bisogna distinguere il valore di un uomo dal suo contesto storico".

martedì 5 maggio 2009

Comunisti sul tetto del mondo

Abbiamo sostituito il voto utile con il voto dilettevole
Corrado Guzzanti mentre imita Fausto Bertinotti.

Quando si pensa al Nepal vengono in mente cime innevate, paesaggi meditativi, antichi monasteri e magari delle buone canne.



Eppure, per chi non lo sapesse, bisogna ricordare che il negli ultimi anni è stato oggetto di grandi trasformazioni politiche. Il paese è passato da una monarchia assoluta a una repubblica guidata dal Partito comunista del Nepal di ispirazione maoista.

Da alcuni giorni il paese è investito da una pesante crisi politica, il premier maoista Pushpa Kamal Dahal detto Prachanda (il fiero) si è dimesso aprendo uno scontro con il Presidente del paese Ram Baran Yadav del Partito del Congresso di ispirazione socialdemocratica. L'oggetto dello scontro è l'inserimento degli ex guerriglieri maoisti nell'esercito nazionale. Il premier Prachanda ha tentato di rimuovere il capo di stato maggiore che, ha suo dire, si oppone all'entrata dei guerriglieri nei ranghi dell'esercito; il generale, confortato dal sostegno del Presidente della Repubblica, rifiuta di dimettersi, provocando le dimissioni del premier maoista. Già cominciano le prime dimostrazioni di piazza e gli scontri.


Lo stesso governo di Prachanda è andato in crisi per l'ostilità verso i maoisti del secondo partito comunista del paese, il Partito Comunista Unificato del Nepal Marxista-leninista. Non è ancora dato sapere che ne pensino della situazione il terzo e il quarto partito comunista del paese: il Partito Comunista Unificato del Nepal e il Partito Comunista Marxista-leninista del Nepal, del quinto partito comunista nepalese è difficile capirne molto visto che il nome cambia più rapidamente di quanto io sia veloce nello scrivere. In breve, potremmo assistere nei prossimi mesi a una guerra civile dove diversi e mutevoli partiti comunisti combatteranno tra loro.

Lenin scrisse nel 1920 un libello dal titolo L’estremismo, malattia infantile del comunismo, il rivoluzionario russo non visse tanto per vedere la fase senile del comunismo, tuttavia noi uomini del XXI secolo siamo riusciti a vederla e a isolarne il virus.
Infatti la scoperta del morbo senile del comunismo è stata fatta in Italia e qui sotto vi mostro il paziente zero, la prima vittima e untore della malattia senile del comunismo: la stupidità.

Allontanate i bambini e i deboli di cuore; l'agghiacciante immagine è questa:

mercoledì 28 gennaio 2009

La gerla gigante

La montagna della nostra regione è un luogo con grandi problemi. Uno spopolamento continuo, un tessuto economico sempre più esile e un turismo molto limitato e asfittico. Basta superare il confine e andare in Austria per accorgersi come, in tutti i campi, il nostro territorio sia ancora arretrato. Come sempre le colpe non sono da attribuire al destino "cinico e baro" ma da una cronica incapacità di pensare il futuro come innovazione e dall'ancor più grave rifiuto di lavorare insieme, di creare forme di collaborazione e di sinergie tra i diversi soggetti, pubblici e privati che siano. Il mantra da quelle parti è fare "di bessoi" (da soli) e così, grazie a questa eterna testardaggine, si rimane sempre indietro.

La gerla è una cesta di legno che con delle cinghie, si porta sulle spalle per trasportare i più diversi carichi. Usata prevalentemente dalle donne, sono il simbolo di una storia passata di fatica e lavoro duro.


Il passato dunque, e cosa c'entrano con la montagna di oggi? Presto detto: alcuni giorni fa il Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo (Consint) propone di costruire un monumento alla gerla come simbolo della Carnia ad Amaro. Si tratterebbe di un'enorme costruzione, parzialmente in legno, alta venticinque metri e con almeno sei kilometri di cavi di acciaio per avvolgerla. Il tutto al modico costo di cinquecentomila euro.
In questo modo circa un miliardo delle vecchie lire (detta così fa ancora più effetto) andrebbe buttato al vento per costruire un gigantesco monumento di assoluta inutilità.
In effetti in molti, soprattutto in Carnia, hanno evidenziato la stupidità dell'idea. Tra le voci favorevoli vanno ricordate quelle Nicola Plazzotta, delegato per Tolmezzo di Confindustria e dell'onorevole Manuela di Centa (PdL).
Nel primo caso la spiegazione è semplice, Plazzotta è proprietario della Stratex, un'azienda che costruisce strutture in legno lamellare e potrebbe essere coinvolta nella realizzazione del monumento. Il secondo caso, quello della rappresentante del popolo, merita un po' di attenzione.



Manuela Di Centa è passata direttamente dallo sci di fondo alle aule parlamentari e, francamente, mi sembrava più brillante sulla neve che a Montecitorio. Leggete qua: "Quella gerla può diventare un veicolo importantissimo di promozione turistica. In quella direzione secondo me ci si deve muovere come stanno facendo da tempo altre regioni che nel settore turistico possono insegnare molto" e ancora: "La base fondante della Carnia e delle sue diversissime valli è proprio la storia della gente fatta di sacrifici, lavoro, emigrazione, guerre e ancora sacrifici. Sempre a lavorare alzando la testa un attimo e subito rimettendosi sotto a lavorare. Ora però bisogna fermarsi un momento, pensare che non si vive solo di lavoro, di sacrifici, di storia e di ricordi, ma anzi, che tutte queste grandi peculiarità della nostra terra devono essere sfruttate per garantire alla Carnia un futuro migliore". Infine, in un crescendo sempre più ispirato: "la gerla quella storia gloriosa la sintetizza molto bene. Siamo una terra bellissima, ora dobbiamo valorizzarla: fosse per me metterei gerle dappertutto, in tutti i paesi, ovviamente non così grandi. Ma la gerla, simbolo del lavoro e del sacrificio di centinaia di donne, alcune delle quali morte per la patria, [si riferisce alle portatrici carniche che con la gerla portavano le vettovaglie alle trincee italiane durante la I Guerra mondiale ndr] può essere eccome un veicolo di promozione turistica. Il Cosint l’ha inserita, mi pare, in un’operazione di riqualificazione ambientale, io vado oltre, deve essere un’azione di marketing, realizzata assieme alle terme e agli alberghi. Troppo cara? La storia della Carnia, le tradizioni di questa terra, il sacrificio della nostra gente non ha prezzo".
Quindi, non una (da mezzo milione), ma dieci, cento, mille gerle andrebbero fatte per la parlamentare sciatrice e così la Carnia diventerebbe una fantastica meta turistica. Altro che la Torre Eiffel o l'Empire State Building, tutti a vedere la gerla gigante.

Io continuo a chiedermi: com'è che in Carinzia, senza gerle, hanno importanti e redditizie strutture turistiche e in Carnia niente? Mah. La mia resterà una domanda senza risposta e dubito che l'onorevole Di Centa, lautamente retribuita per legiferare, saprà mai dare una risposta.
Al momento la gerla gigante mi ricorda quei film fantascientifici di serie B che, snobbati appena usciti, diventano oggetti di culto molti anni dopo. Dopo i pomodori assassini, gli alieni mutanti e gli insetti enormi, avremo la "gerla gigante". Magari contro Godzilla e vedrai quanti turisti.


mercoledì 21 gennaio 2009

Carnival!

Cosa si può fare con 50.000 euro? Magari assumere per un anno un paio di operatori sociali, erogare dei contributi a chi ne ha bisogno, realizzare dei programmi di riqualificazione professionale. Tante cose. Ma quelle che ho elencato sono troppo grezze, prosaiche, roba da tempi di crisi.


Bisogna coltivare l'allegria e l'ottimismo e, ovviamente, l'identità culturale. Così il mitico Razzini, il consigliere regionale che difende la cultura bisiaca, durante la finanziaria regionale reperisce un bel gruzzolo e lo dona alla Pro Loco di Monfalcone per realizzare la prossima edizione del Carnevale. I vertici della Pro Loco esultano e Razzini si esalta: "Credo sia un riconoscimento importante per la nostra città e per il lavoro svolto dalla Pro loco che ha consentito al Carnevale monfalconese di effettuare il sorpasso quanto a presenze di quello di Muggia [wow! ndr]". Per il consigliere leghista "è giusto che la Regione tenesse conto del contributo che le iniziative organizzate a Monfalcone in occasione del Carnevale garantiscono il mantenimento e la salvaguardia delle tradizioni locali". E pensare che il Municipio nelle mani dei "rossi" aveva parlato di tagli e risparmi.

Carlo Blasini, presidente della Pro loco di Monfalcone, illustra la situazione dopo i nuovi finanziamenti: "La macchina organizzativa è a pieno regime. Abbiamo presentato all’assessore alla Cultura, Paola Benes, le nostre idee per ampliare i festeggiamenti, che dovrebbero partire già giovedì grasso sistemando un mega tendone in piazza e per arricchire la sfilata. Lei si è fatta portavoce di queste nostre proposte con la Giunta, ma manca ancora il benestare ufficiale per dar corso in concreto agli eventi". Per quanto riguarda l’ampliamento della sfilata mascherata del martedì grasso i contatti sono già stati avviati. Negli intenti della Pro loco c’è quello di dare al corteo mascherato un carattere multietnico, infatti, sono stati contattati gli organizzatori dei Carnevali di diversi Paesi, tra cui Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e Brasile. A ora l’unico ad avere promesso la propria presenza è un gruppo di ballerine brasiliane.

Quindi, se ho capito bene, a Monfalcone arriveranno 50.000 euro che la Pro Loco userà per il "mantenimento e la salvaguardia delle tradizioni locali" portando le ballerine brasiliane.
Non ci resta che ridere. Samba!


lunedì 19 gennaio 2009

Non siamo pronti

Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica di Slovenia Danilo Turk ha dichiarato che non ci sono ancora le condizioni per un gesto simbolico di "riconciliazione" tra Italia, Slovenia e Croazia. A motivo di questa sua affermazione ha accusato la classe politica italiana di "deficit di memoria verso i crimini del fascismo".


Ma come? Il Presidente della Repubblica non si stanca mai di ricordare che l'antifascismo è il fondamento della nostra Repubblica e il Presidente della Camera dei Deputati ha definito il fascismo "male assoluto". Allora, mi sono detto, non è che il presidente sloveno si riferisse alla "classe politica" locale, invece che a quella nazionale? In questo lembo di confine viviamo da anni in una mielosa retorica dei "confini aperti", della collaborazione, delle commemorazioni dell'amicizia tra i popoli, senza che poi si riesca a costruire niente di concreto. A Trieste, Gorizia, Monfalcone c'è una continua esibizione di sentimenti di collaborazione, ma poi non si riesce a fare partire un solo progetto concreto in campo economico, ambientale, culturale o sociale. Solo chiacchiere, tante chiacchiere.

Su "Il Piccolo" di domenica scorsa si possono trovare due luminosi esempi di quanto la nostra localissima "classe politica" sia culturalmente impreparata ad affrontare questi temi.
Nel municipio di Gorizia sono stati accolti con tutti gli onori e omaggiati per la loro "strenua difesa dell'italianità" i reduci della X MAS, un'unità speciale della marina del Regno d'Italia che, dopo l'8 settembre 1943, si schierò a fianco dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana e dei nazisti. Si sono chiesti gli attuali amministratori comunali goriziani cosa ne pensino gli sloveni dell'omaggio fatto a un gruppo di ex combattenti fascisti?


Così a destra. E a sinistra? Il presidente della provincia di Gorizia Enrico Gherghetta, nel corso della presentazione di un libro sulle politiche antislovene del fascismo organizzato dall'ANPI, si scaglia contro l'amministrazione comunale di Gorizia, dichiarando: "La giunta Romoli ignora gli sloveni. Non c’è nessun rappresentante della comunità slovena nella giunta comunale di Gorizia. È come dire che una parte di questa città non ha diritto di essere rappresentata".
Ma che bella frase. Moderna e liberale. Come se le giunte si componessero non in base alle scelte politiche, ai programmi e alle capacità, ma su base etnica e linguistica. Brillantissima poi l'idea di utilizzare le tragedie di settanta anni fa per una piccola polemichetta provinciale.



La verità è che per gran parte del nostro modestissimo ceto politico la storia è usata come una presunta "gallina dalle uova d'oro" da utilizzare a piacimento nella disperata ricerca di raccattare un po' di consenso e mendicare qualche voto. Per fortuna i tempi stanno cambiando e la gallina sta per andare in pensione. Nel frattempo, ha ragione il Presidente sloveno, finché si tratta di organizzare qualche sagra sul confine va tutto bene, ma per un "gesto simbolico di riconciliazione" non siamo pronti.


mercoledì 26 novembre 2008

Una modesta proposta per l'intitolazione di una via a Trieste


La vita xe un bidòn.

Il ministro della difesa dichiara che i partigiani e i repubblichini di Salò erano uguali. Il sindaco di Roma celebra i soldati dello Stato Pontificio che a Porta Pia combatterono contro i bersaglieri del Regno d'Italia. Coerentemente con questa storia patria alla rovescia tanto in voga tra i nostri governanti, l'amministrazione comunale di Trieste propone di intitolare una strada cittadina a Mario Granbassi, giornalista e fascista.



Del Granbassi giornalista si ricordano una trasmissione radiofonica per bambini all'EIAR "Mastro Remo" e la direzione di un giornalino chiamato "Il cantuccio del balilla". Il Granbassi fascista si arruolò come volontario nella Guerra di Spagna dove, assieme ai legionari italiani, combatté a fianco dei falangisti di Francisco Franco. Non ho altro da aggiungere, tranne uno stralcio dagli stessi diari di Granbassi in Spagna: "La sento tanto profondamente come una guerra fascista questa che sono venuto a combattere, sacrificando i miei affetti più cari e abbandonando il mio posto di lavoro! Gridare il nome del Duce, in faccia a questa trincea comunista, in questa notte di guerra, tanto lontano dalla Patria, è per me una soddisfazione che mi dà un’emozione profonda. Con quanto maggior diritto, con quanto orgoglio e fierezza, potrò gridarlo ora il nome del Duce, nelle piazze d’Italia se il destino mi farà tornare ai miei dopo aver compiuto anche con le armi il mio dovere di fascista".
Granbassi morì in Spagna nel 1939. Un anno dopo il regime ne onorò la memoria con la medaglia d'oro al valore militare.



Angelo Cecchelin era un comico triestino. Lingua svelta e tagliente, pagò spesso la sua abitudine a burlarsi dei potenti di turno. Già tenuto d'occhio dalla polizia austro-ungarica per il suo dichiararsi mazziniano e nazionalista italiano, con l'arrivo dell'Italia si presentò in scena vestito da Francesco Giuseppe rimpiangendo i tempi andati. "Non sono un coraggioso, sono un incosciente", diceva di sé e durante il ventennio fascista collezionò ottantasei diffide, tre arresti, due processi, tre sospensioni e una vigilanza speciale durata tre anni. Finita la guerra, gli occupanti jugoslavi non dimenticarono le sue battute su slavi e comunisti e con l'Italia repubblicana, infine, finì coinvolto nel processo per l'uccisione di un suo ex collega Nino d'Artena che, denunciato come fascista da Cecchelin, finì infoibato. Condannato a cinque anni di reclusione ne scontò due. In seguito gli venne impedito di lavorare a Trieste. Girò l'Italia e il mondo e morì a Torino nel 1964. Ancora oggi le sue canzonette e battute sono famosissime a Trieste.





Invece di intitolare una via a un volontario fascista nella Guerra di Spagna, sarebbe meglio, molto meglio, intitolarla a uno che è finito in carcere per la voglia di scherzare e fare ridere. Aggiungerei sotto l'iscrizione del nome una delle sue migliori battute: "Beati gli assetati di giustizia perchè saranno giustiziati".

martedì 25 novembre 2008

Pordenone legge, Pordenone pensa

"Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (Ludwig Wittgenstein).


Pordenonelegge è uno dei migliori festival italiani dedicati all'editoria. Un programma molto vario, ospiti di qualità e una rilevante presenza di pubblico. Insomma, uno dei più importanti eventi del Friuli Venezia Giulia. Tutto bene allora? Mica tanto. Per la Provincia di Pordenone l'iniziativa è troppo politicamente sbilanciata e quindi bisogna fare qualcosa, così dal cilindro di Alessandro Ciriani, Presidente della Provincia di Pordenone, salta fuori un nuovo evento: Pordenone Pensa.



E di che si tratta? Convegni, interviste, dibattiti e presentazioni di libri. Un doppione quindi? "No", afferma risoluto il Presidente della provincia e aggiunge: "Il festival sarà sinonimo di cultura aperta a tutti, senza snobismi e senza pregiudizi, in grado di coinvolgere ospiti e pubblico di qualsiasi appartenenza politica e culturale. Per questo abbiamo scelto pensatori liberi e capaci di parlare un linguaggio semplice e diretto: è ora di portare la cultura fuori dai salotti e trasferirla tra la gente. E proprio questo lo spirito che anima Pordenone Pensa: appuntamenti culturali come occasioni per stare insieme, riflettere, passare qualche ora piacevole", e conclude: "Pordenononelegge è incentrata sugli autori, Pordenone pensa è incentrata sulle idee". Wow!

E chi sarebbero questi "pensatori liberi e capaci di parlare un linguaggio semplice"? Ho preso il programma del festival e ho fatto una breve rassegna di alcuni "pensatori": Giampiero Mughini, si, proprio lui, quel tipo che grida, sbraita, e pontifica nelle trasmissioni sportive; Magdi Cristiano Allam, vicedirettore del Corriere, uno che dopo la conversione al cristianesimo è diventato più fanatico di Bin Laden; Mario Giordano, direttore de "Il Giornale"; Marcello Veneziani, di professione "intellettuale di destra"; Anonio Socci, integralista cattolico; Renata Polverini, segretaria nazionale dell'UGL; Fausto Biloslavo, giornalista e, anni fa, uno dei ras del Fronte della gioventù di Trieste; Maurizio Sacconi, ministro del Welfare; e così via.

Tra i relatori ci sarà Fabrizio Nonis, un macellaio. Si, proprio un macellaio, uno che si occupa di tagli di carne e tiene delle rubriche televisive di gastronomia. Sono certo che la sua prolusione sui tagli per il bollito e sulle costate sarà la parte più interessante del festival.



Fino a oggi, nella nostra regione, i doppioni nascevano dalla necessità di avere la stessa cosa, con allegato spreco di risorse, a Udine e a Trieste. Oggi, con Pordenone Pensa, facciamo un salto di qualità: la stessa cosa, nella stessa provincia e nello stesso comune.

Al Presidente Ciani vorrei dire che è inutile tormentarsi sul fatto che quando si organizza un festival culturale la maggior parte degli ospiti è di sinistra. Si rassegni, è nella natura delle cose che tra gli intellettuali c'è una maggioranza di elettori di sinistra, come tra i commercialisti c'è una maggioranza di elettori di destra. Non vi serve fare un altro festival, tanto le elezioni si vincono con i commercialisti e non con gli intellettuali.



Per tutti coloro che non si sentono politicamente rappresentati dai due festival, suggerisco di organizzare: Pordenone scrive, Pordenone parla, Pordenone disegna, Pordenone sbadiglia, Pordenone ronfa...

mercoledì 12 novembre 2008

Una divisa per la provincia


Non ce l'ho con lui, lo giuro, ma quest'uomo è una tale fucina di idee, una tale cornucopia di iniziative che torno a scrivere di lui.

Il presidente della provincia di Udine e capo dei leghisti friulani, Pietro Fontanini, si è reso conto che l'ente provinciale non è molto popolare e allora, fedele al principio che bisogna essere vicini al popolo, ha escogitato una grande trovata: mettere in divisa uscieri e messi del palazzo provinciale. Ma non una divisa qualsiasi, un bel costume popolare e così, oplà, si torna vicini alla gente.

Lanciatissima, l'assessore provinciale alla cultura e identità Elena Lizzi, dichiara al Messaggero Veneto: "Non vogliamo forzature bensì dare dignità alla tradizione senza lasciarla relegata nei libri e nei musei, perché le nostre radici abbiano valore vero". La proposta riceve subito il plauso del presidente della Filologica friulana Lorenzo Pelizzo che vedrebbe bene anche gli amministratori pubblici in costume: "La sposo in pieno perché è un modo per concretizzare l’impegno verso la valorizzazione del friulano. L’importante è che sia un abito serio e certificato, non una carnevalata, perché un costume tipico è uno strumento importante. E penso poi che un vestito da cerimonia che richiami la tradizione friulana dovrebbero indossarlo per cerimonie importanti anche i rappresentanti delle nostre istituzioni".

Come al solito, l'opposizione e i sindacati non capiscono la grandezza dell'idea e vorrebbero che il presidente si annoiasse lavorando sul piano rifiuti e sulla viabilità.




Sono stato consigliere provinciale per nove anni, sette dei quali passati a presiedere il consiglio, quindi, anche per motivi affettivi, non sono tra coloro che si esaltano quando viene chiesta l'abrogazione delle province. Ho però l'impressione che se si continua a fare proposte di questo tipo, quando le province verranno chiuse non si lamenterà nessuno, anzi.

Allora voglio dare una mano al presidente Fontanini.

Caro Presidente, pur perplesso sulla sua proposta di vestire in abito tradizionale i dipendenti della provincia e, consapevole che sarà difficile trovare un costume che vada bene a tutti da Tarvisio a Lignano, le suggerisco una divisa che sicuramente troverà l'apprezzamento e il consenso di tutti i friulani:


Non si inquieti per il colore di chi la indossa. E' solo abbronzato.

lunedì 10 novembre 2008

Stile presidenziale

Oscurate dalle battute di Berlusconi sull'abbronzatura di Obama, in pochi hanno dato risalto alle schioppettanti dichiarazioni dell'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga sulle proteste studentesche.

Alcuni giorni fa Cossiga ha scritto una lettera aperta al capo della polizia Antonio Manganelli.

"Caro Capo [Antonio Manganelli, ndr] per alcune dichiarazioni paradossali e provocatorie da me rese sul come gestire l’ordine pubblico in questa ripresa di massicce manifestazioni e come, spengendo tempestivamente i focarelli, si possa evitare che divampino poi gli incendi, mi sono beccato denunzie da molte persone, sacerdoti, frati e suore comprese, e sembra che me sia in arrivo una da parte di S.Em.za il Card. Tettamanzi, firmata anche dai alcuni suoi fedeli adepti dei Centri Sociali, dei No Global e dei Black Bloc. Osando contro l’osabile, caro Capo, vorrei darLe un consiglio. Gli studenti più grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini, hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, hanno reagito con cariche d’alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. È stato, mi creda! un grande errore strategico. Aspetterei ancora un po’ adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di ‘Bella ciao’, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno. Il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di ‘Hitler! Hitler!’. Questo il mio consiglio".

Di Cossiga ricordo una comparsata in campagna elettorale. Era uno degli ultimi gironi prima del voto e l'ex presidente accompagnò Riccardo Illy in una manifestazione a Gorizia. Il non foltissimo pubblico dovette sorbirsi un lunghissimo intervento del senatore a vita che, per almeno un'ora, divagò parlando di storia e politica estera. Alla fine dell'intervento si scorgeva, tra l'imbarazzo degli altri relatori e la freddezza del pubblico, l'impressione che forse del suo appoggio avremmo potuto anche fare a meno. Fu in quella serata, molto noiosa e un po' surreale che, con un brivido lungo la schiena, cominciai a pensare seriamente che forse le elezioni regionali non sarebbero andate così bene come credevamo.

L'articolo 59 della Costituzione così scrive: "È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica (...)". Suggerirei, in sede di riforma costituzionale, di aggiungere: "Il senatore a vita decade quando supera il numero limite di cazzate".

sabato 8 novembre 2008

Dove sono?

"Queste tendenze fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che puo' risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia'', Paola Binetti parlando degli omosessuali in un'intervista sul Corriere della Sera.

Paola Binetti è iscritta al Partito democratico; come me.


Sono convinto che l'Italia abbia bisogno di un grande partito progressista, capace di avere il consenso della maggioranza dei cittadini. Sono convinto che questo partito debba raccogliere l'eredità delle culture socialiste, liberali e cattoliche democratiche. Sono convinto che, con tutti i suoi limiti, questo partito possa essere il Partito democratico. Certamente, in una grande organizzazione politica possono esserci sensibilità diverse su alcune questioni ma deve esserci una visione comune, salda e precisa sui principi di fondo come i diritti, la libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini.

Leggo dal Manifesto dei valori del Partito democratico:
Il Partito Democratico si impegna affinché la cultura dei diritti umani sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, rimuovendo le cause che possono pregiudicarne lo sviluppo, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale.

Benissimo, allora mi chiedo chi ha sbagliato partito: io o l'onorevole Binetti? Mi sono subito risposto. Infatti, io non me ne vado.

martedì 4 novembre 2008

Non rondo più

Domanda: “Ministro, in Italia e anche in regione si discute da tempo sull’impiego delle ronde di sicurezza. Potrebbero portare davvero dei vantaggi come pensa soprattutto lo spicchio leghista del centrodestra?”

Risposta: “Innanzitutto va detto che il progetto di un ricorso alle ronde nasce dalle difficoltà palesate dai cittadini in termini di percezione della sicurezza. Alle spalle di questa idea c’è quindi una spiegazione concreta. Tuttavia, proseguendo sulla strada che ho già indicato, direi che anche in chiave futura non ci vorranno le ronde ma pattuglie miste militari e forze dell’ordine”.

Domanda: “Allargando il ragionamento sulla sicurezza all’intero paese, città come Trieste, sistemate vicino alle ex zone di confine potranno fungere da avamposti anti rischo?”

Risposta: “No”.

Il ministro della difesa e reggente temporaneo di Alleanza nazionale, Ignazio La Russa (uno che vedo più a suo agio in una discoteca che in una trincea) in visita a Trieste per il raduno dell’Assoarma, boccia senza appello l’idea di avere, anche in Friuli Venezia Giulia, le ronde di volontari per la sicurezza.

Federica Seganti è una bella donna, una di quelle triestine perennemente abbronzate che si fanno chiamare “mula” fino a settant’anni. La immagini sempre a Barcola o a sciare a Bad Kleinkirchheim; e invece no, Federica è la tostissima assessore regionale leghista alla pianificazione territoriale, autonomie locali e, of course, alla sicurezza.
Lei affronta subito con decisione il tema sicurezza: telecamere dappertutto, fondi ai comuni per stare tutti più tranquilli e come arma finale le mitiche ronde regionali volontarie per la sicurezza.
E chi saranno i rondaioli? Anche su questo l’assessore ha le idee chiare: carabinieri, poliziotti e alpini in congedo verranno arruolati, persone, sostiene l’assessore “che sicuramente potranno fornire un prezioso contributo di esperienza”.
In effetti, questi hanno esperienza, ne hanno talmente tanta che capiscono al volo che la proposta della leghista è una boiata pazzesca.
“Non è nostro compito”, taglia corto il presidente dalla sezione ANA di Trieste Giampiero Chiapolino. Mentre Claudio Svara, responsabile regionale della protezione civile dal 1987 al 1996 e membro dell’Unione nazionale degli ufficiali in congedo, non ce li vede proprio i militari in pensione a fare le ronde: “Credo che la proposta di legge, anche per questioni di età degli ex militari, dovrebbe piuttosto coinvolgere gli ex carabinieri, mentalmente più pronti a un servizio di ronda”. Ma proprio i pensionati della Benemerita declinano l’invito: ”Il nostro impegno è già massimale all’interno della Protezione civile e in altri servizi di volontariato e non credo ci sia altro spazio” dice Giovanni Guarini, presidente dell’Associazione nazionale dei carabinieri di Gorizia.

Così niente da fare; Il ministro non vuole, i diretti interessati non sono d’accordo, gli alleati si sfilano e il simpatico presidente della regione Renzo Tondo stacca il telefonino e sfugge ai giornalisti in cerca di commenti.

E Federica restò sola, con qualche amico.

domenica 2 novembre 2008

Beati gli ultimi

"Inviteremo la comunità del Friuli Venezia Giulia a partecipare alle spese delle famiglie in difficoltà e chiederemo a medici, avvocati e ristoratori di mettere a disposizione delle famiglie povere una giornata o mezza giornata al mese".

Così Renzo Tondo, presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Mentre l'incombere della crisi economica ha riportato in auge concetti come lo stato sociale (welfare per chi pensa che l'inglese sia più figo), l'intervento pubblico, gli ammortizzatori sociali e altre amenità concepite da John Maynard Keynes e Lord William Henry Beveridge, il simpatico presidente (e molti lo hanno votato perchè è simpatico) della nostra specialissima regione si affida a uno strumento molto più antico e collaudato: l'elemosina.

E pensare che il suo algido predecessore, Riccardo Illy, aveva introdotto il cosiddetto "reddito di cittadinanza" come aiuto alle persone in difficoltà. Un intervento economico e assistenziale che ha interessato almeno 3500 persone (prevalentemente donne e disoccupati) dando, statistiche alla mano (ma in questo paese a nessuno frega niente delle statistiche), una prima e utile forma di sostegno.
Ma no; macché reddito di cittadinanza, è roba da comunisti, un aiuto agli scansafatiche e ai negri, ha pensato il simpatico presidente. Via quel sussidio, meglio l'elemosina. Cosicché tra un po' di tempo potremo vedere il presidente (sempre simpatico) che, raccolti i soldi da alcuni ricconi di buon cuore, lancerà dal balcone di piazza Unità sacchi di monete a torme di questuanti in festa.

Speriamo che non faccia come il Marchese del Grillo che, nel film di Monicelli, lanciava le monete ai poveracci dopo averle rese roventi. Diceva il personaggio interpretato da Alberto Sordi: "Quanno se scherza, bisogna èsse seri". Per il nostro simpatico presidente quando si è seri, bisogna scherzare.