mercoledì 29 aprile 2009

Treni

Sono già scappato altre volte da Yuma.
Ragazzi, sul binario tre parte il locale per Empoli!


Ci sono tanti treni e tante stazioni nella storia del cinema. Una delle più intense attese di un treno sta in un western del 1957 diretto da Delmer Daves, 3:10 to Yuma (conosciuto in Italia come Un treno per Yuma). Una grande storia.



Più piccola, invece, appare la scelta di riesumare il treno in campagna elettorale da parte del partito democratico. Già nel 2001, Rutelli aveva usato i binari per la non fortunatissima campagna elettorale, così, dopo la parentesi del pullman veltroniano del 2008, si torna in carrozza per le europee.
Dai rendiconti giornalistici, l'atmosfera intorno al treno pd non mi pare delle più avvincenti. Una fermata veloce in stazione, qualche battuta su Berlusconi, un bicchiere al bar, strette di mani, saluti e via verso una nuova stazione. Non mi pare un granché; soprattutto perché immagino che mentre il pendolare Franceschini viene scarrozzato da Pizzighettone a San Giovanni Lupatoto, il Berlusca viaggi con jet supersonici da Roma a Milano e in perfetta sintonia col paese.

Forse sono il solito snob, eppure il treno pd non mi ricorda quello per Yuma, ma un altro treno, sempre di uno straordinario film: Amici miei.




I dirigenti del partito sono quelli affacciati ai finestrini.

lunedì 27 aprile 2009

Ich bin ein Berliner


Il governo di sinistra di Berlino aveva introdotto, alcuni anni fa, l'ora di "etica" nelle scuole cittadine in sostituzione dell'ora di religione.
Infastiditi per questo guizzo di civiltà dell'amministrazione municipale, diversi gruppi religiosi, cristiani (cattolici e protestanti) ma anche ebraici e mussulmani, hanno promosso un referendum per reintrodurre l'ora di religione obbligatoria.
A sostenere il referendum, oltre ai vari gerarchi in paramenti sacerdotali, si è spesa direttamente il cancelliere Angela Merkel.



Naturalmente, come in ogni luogo fortemente civilizzato, le guerre di religione riscuotono scarsi entusiasmi, così si è recato alle urne appena il 29% degli aventi diritto (il quorum per la validità della consultazione era del 35%) e il no all'ora di religione è prevalso con il 52%.

E pensare che il Papa è tedesco.

sabato 25 aprile 2009

Dinosauri e bambini


Ludovico Sonego è un dinosauro. Già assessore e consigliere regionale è uno di quei comunisti, ora ex, preparati, studiosi, un po' stalinista e molto concreto. Aveva pensato di candidarsi alle elezioni europee ma, travolto dalla nuova regina del web e dall'impossibilità di pescare voti oltre il Tagliamento, ha rinunciato.


Avendo i giornalisti chiesto un commento a Veltroni sulla rinuncia di Sonego alla candidatura, il sempre giovane e moderno ex segretario del partito democratico ha dichiarato di non conoscere Ludovico Sonego, ma solo Rodolfo Sonego: uno sceneggiatore di qualche anno fa.

Che classe, che cultura, che modernità il Walter. Lui non è un vecchio e vetusto dinosauro ma un attualissimo animaletto.
Ma i dinosauri, si sa, non demordono e il Sonego (l'ex assessore) prende la penna e scrive un articoletto pubblicato sul Messaggero Veneto.

«Per me Sonego è Rodolfo, lo sceneggiatore». Traduco in chiaro il significato delle dichiarazioni virgolettate che l’onorevole Veltroni ha reso ai giornalisti i quali, a margine di una manifestazione elettorale del Partito democratico, chiedevano il suo commento sulla mia decisione di rinunciare alla candidatura alle europee: Sonego, quello che la direzione regionale del Pd aveva indicato come candidato alle europee assieme a Debora Serracchiani, è un nulla. Una manifestazione di dileggio della persona e del candidato del Pd. Debbo dire che in effetti le dichiarazioni di Veltroni, uomo di cinema, hanno un fondamento, perché Rodolfo è stato un pilastro della produzione cinematografica italiana e, da sceneggiatore di molti film di Alberto Sordi, ha lasciato un segno profondo nella nostra cultura. Ho il rammarico di non averlo mai incontrato, benché un comune amico avesse più volte organizzato l’incontro, poi la visita non fu più possibile perché Rodolfo mancò. Colgo l’occasione per ricordare anche che lasciò Vittorio Veneto per Roma subito dopo la guerra, che trascorse da partigiano in Cansiglio, e che tornò da vecchio nel Vittoriese, nella sua casa di San Giacomo di Veglia. Lì era frequente trovare la Wertmuller, Age, Scarpelli e altri ancora. Ma torniamo al nostro problema politico. Do per scontato che Veltroni conosce più Rodolfo che Lodovico perché il primo è più famoso del secondo; tutti sanno inoltre che non ho mai fatto nulla per avere rapporti con Veltroni perché non ho mai condiviso la sua concezione della politica. Fatta la tara di questi due elementi, rimane comunque l’interrogativo del perché dileggiare la persona e il candidato scelto dal Pd del Friuli Venezia Giulia. Non è bello e non vedo il costrutto. Veltroni è venuto a Udine e ha parlato di grandi questioni planetarie, ma mi colpisce che abbia evitato temi francamente ineludibili come per esempio il caso Englaro, che proprio a Udine ha vissuto un momento cruciale. Nemmeno una parola sul coraggio e sull’intelligenza dimostrati da Furio Honsell e Ines Domenicali, proprio continuità totale con l’ignavia manifestata quando era segretario generale del Pd e che tanto risentimento ha suscitato tra gli elettori democratici. Tra loro anche Debora Serracchiani, che poi fece il famoso intervento all’assemblea dei segretari di circolo. La cosa che mi preme dire è che Veltroni continua a proporci un approccio planetario, per carità anche ricco di suggestioni, ma poi non è capace di mettere nulla di commestibile in tavola per mezzogiorno. Il capofamiglia alla fine deve fare anche quella cosa lì, perché se il tutto si riduce a un approccio onirico, per quanto il sogno sia accattivante, alla fine si muore di fame. E a proposito di fame mi limiterò a rammentare l’imbarazzante gestione della presidenza della commissione di vigilanza sulla Rai e la sparizione di un terzo degli elettori del Pd in un anno di gestione Veltroni. È evidente a tutti che mentre parte la campagna elettorale delle europee sta decollando anche il dibattito del congresso nazionale del Pd che si svolgerà in autunno per la scelta del nuovo segretario. Uno dei temi del congresso sarà quello del rinnovamento e vorrei che tutti facessimo uno sforzo per far sì che il rinnovamento della politica dei democratici fosse rinvenibile nei contenuti e non nelle apparenze, vorrei che ciascuno di noi fosse chiamato a misurarsi con coerenza proprio sul tema dei contenuti. Fare il Pd non è semplice. Cerchiamo di evitare la banale caricatura dello scontro fra vecchie oligarchie di partito. Le nostre difficoltà sono di due tipi: individuare i contenuti del riformismo del XXI secolo e in tale contesto fare la sintesi tra due riformismi gloriosi, ma datati. Quello dei Ds e quello della Margherita. Veltroni ha fallito perché non è stato all’altezza di questo compito e anche a Udine ha dimostrato di essere inadeguato; ora bisogna che lavoriamo tutti per cercare di farcela, insieme. Se la sfida è quella che ho appena descritto, quella dei contenuti, è del tutto evidente che non sarà di per sé l’impeto giovanilistico a salvarci. Fosse così semplice metteremmo in pista i bambini delle elementari, sul terreno del giovanilismo è sempre possibile fare più uno. Propongo invece un approccio più colto. Dovremo metterci di buzzo buono tutti e con la partecipazione di tutti al dibattito democratico, vecchi e nuovi di ogni provenienza, cercare di individuare i contenuti di una politica credibile e utile al paese. Sarà duro e faticoso. Tutto il resto sono solo scorciatoie pericolose e dannose.

E bravo Sonego, concordo; specie per quanto riguarda i bambini: alcuni non crescono mai.



Da bambino mi piacevano i dinosauri.

giovedì 23 aprile 2009

Scusate il ritardo

Travolto dal surreale svolgersi degli eventi e dalla mia innata pigrizia, torno con un certo ritardo.

Una piccola storiella: una tale dice in pubblico quello che tutti pensano. Dice che il dimissonario segretario di un partito ha fatto schifo, che quello nuovo è così così e che bisogna cambiare il gruppo dirigente.

La tale diviene a furor di popolo, stampa e web un idolo, un'icona (mini icona).

Il gruppo dirigente prima è perplesso, poi, con il segretario così così in testa, la candidano alle prossime elezioni. Infine, il gruppo dirigente (quello da cambiare) esulta e, tutti in coro, grida: "Votatela! Votatela! Votatela!"

Dulcis in fundo, il segretario dimissionario, viene a una manifestazione e invita tutti a votarla. Si, votarla, proprio lei quella che aveva detto che lui faceva schifo.

Tutto logico, moderno, mediatico.

A commentare la vicenda un quadro di Hieronymus Bosch, La nave dei folli.


lunedì 23 febbraio 2009

Sanremo, Los Angeles, Ronchi dei Legionari e le mie scuse al reggente


Homo sum et nihil humanum a me alienum puto (Terenzio).

Sabato sera ero a una cena tra amici. Gente colta, intelligente e di sinistra. Grandi ragionamenti, snobismo e ironia a pacchi. Molte discussioni vertevano sullo stato del nostro paese e, trovandomi tra progressisti, ognuno aveva un'idea diversa. Eppure, per capire questo paese, o almeno la maggioranza dei suoi abitanti, bastava che accendessimo la televisione. Si sa, alcuni di noi nemmeno la guardano la televisione e perfino preferiamo leggere un libro, però se avessimo visto il Festival di Sanremo avremmo avuto molte più informazioni sull'Italia di quelle che quotidianamente ricaviamo da un fondo di Eugenio Scalfari o da un'analisi di Ilvo Diamanti. Infatti, vorrà pure dire qualcosa il fatto che per cinque giorni di fila dai dieci ai quindici milioni di italiani sono rimasti incollati per ore e ore davanti alla televisione a vedere uno spettacolo noioso, con cantanti grotteschi e canzoni brutte, presentatori ignoranti e ospiti pronti a tutto per una marchetta. Mi chiedo, quei quindici milioni di italiani non avevano altro da fare? Un libro, un film, una cena, una passeggiata, fare del sesso, saranno stati valutati come possibili alternative? Mah.




Per non fare lo spocchioso e il distante dalla gente, ho ascoltato le canzoni arrivate sul podio. Da rabbrividire. Al terzo posto è arrivato un tale con un nome da mafioso italoamericano che ha cantato un brano, modello "mielosità partenopea", che probabilmente eseguirà con successo al matrimonio di qualche camorrista di Secondigliano. Pensare che uno così gira a piede libero mentre Roberto Saviano vive sotto scorta. Al secondo posto è arrivato un tale che ha proposto una canzone brutta, sporca e cattiva. Un brano che sostiene l'idea che i divorziati rovinano i figli, se sei traumatizzato diventi gay (sono sicuro che lui avrebbe voluto dire recchione), che gli omosessuali sono tutti dei pervertiti mezzi pedofili e che ci si può salvare solo nell'ambito della famiglia tradizionale. Infine, a vinto un ragazzino, uscito da una patetica trasmissione di Mediaset, che a scuola aveva sicuramente l'insegnante di sostegno. Bravi, sono la degna colonna sonora di questo paese.



Intanto a Los Angeles, California, Stati Uniti, tanti kilometri e tanti anni lontana da Sanremo Sean Penn vinceva l'Oscar come miglior attore per l'interpretazione di Harvey Milk, il primo omosessuale dichiarato a venire eletto a una carica pubblica. E pensare che i signori dell'Academy Award non sono degli intellettuali di sinistra, è gente che lavora per l'industria di Hollywood, eppure noi abbiamo Povia, loro Sean Penn.


Sento da tempo grandi e complessi ragionamenti sulla crisi della sinistra. Domenica, leggendo Il Piccolo, ho avuto una prima, certa e significativa risposta. A Ronchi dei Legionari, comune di sinistra, dove la gente vota a sinistra e gli amministratoti sono di sinistra, la giunta comunale per parlare dei problemi locali si è rivolta a ... A chi? al Presidente della Regione? No. A qualche assessore regionale? No. Ai parlamentari? Nemmeno. A Federico Razzini, consigliere regionale della Lega Nord, noto per le sue battaglie contro i mussulmani e i centri commerciali e per il suo difficile rapporto con la lingua italiana. Quindi, se dei dirigenti politici del partito democratico, eletti dai cittadini anche in nome della loro appartenenza politica, pensano che il loro miglior interlocutore sia un leghista xenofobo, vuol dire che siamo messi male, molto male.



Devo le mie scuse al reggente, pardon, segretario, del Partito democratico Dario Franceschini. Nel mio ultimo post l'avevo descritto come una via di mezzo tra il portinaio e la donna delle pulizie della sede del partito. Eppure, nel suo primo breve intervento, ha detto: che la legge della destra sul testamento biologico fa schifo, che in Europa staremo nel gruppo socialista e che Berlusconi sta cambiando i connotati della nostra democrazia. In cinque minuti è stato meglio di Veltroni in diciotto mesi. Speremo ben.

mercoledì 18 febbraio 2009

Il reggente

In un paese normale, con un partito normale, fatto da gente normale, quando il segretario infila una spettacolare serie di sconfitte si dimette. Non è un dramma, non è una tragedia. Si fa un congresso dove si confrontano uomini e programmi diversi e poi chi vince governa (e chi perde non se ne va).


In Italia no. A chi si dimette si chiede di restare, si rinvia il congresso e tutti sperano di rimanere al loro posto. E il segretario? Nessun problema, si mette un "reggente", cioè uno che per alcuni mesi apre la porta del partito, legge la posta, spazza la stanza e magari versa un po' d'acqua alle piante.

lunedì 16 febbraio 2009

Soru, Veltroni e il rasoio di Occam



Dopo otto ore dalla chiusura non sono stati scrutinati nemmeno un terzo dei seggi per le elezioni regionali in Sardegna. A questo punto in Germania avrebbero già nominato il nuovo governo, ad ogni modo appare chiaro che a vincere sarà il centrodestra.
Il presidente uscente, Renato Soru, ha ottenuto quasi cinque punti in percentuale più della sua coalizione. A brillare per il tonfo elettorale è il Partito Democratico (almeno dieci punti in meno rispetto allo scorso anno).



Guglielmo da Occam è stato il più grande pensatore del Medioevo, con lui si chiuse l'epoca della scolastica; il suo principio metodologico venne chiamato "rasoio di Occam" e, in sostanza, affermava che di tutte le possibili spiegazioni andava sempre preferita quella più semplice.



Ora, volendo applicare una bella rasoiata occamiana alla domanda: "Perché il PD perde in continuazione?" risponderei: "Perché ha un gruppo dirigente che non funziona e andrebbe cambiato. A cominciare dal segretario".
Il signore qui sotto è stato un bravo ministro, si candiderà a segretario del Partito Democratico. Aspetto di capire con quali idee, nel frattempo, speriamo bene.