venerdì 26 dicembre 2008

Brevi considerazioni intorno al mio onomastico

Tu sei buono e ti tirano le pietre.
Sei cattivo e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
sempre pietre in faccia prenderai.

Le pietre. Sanremo 1967.



Il filosofo cinico di questo blog ha, nel mondo contemporaneo, un nome; un bel nome. Viene dal greco Στεφανος (Stéphanos) e significa "corona".
Il santo che con questo nome si ricorda il giorno dopo Natale è stato il secondo morto ammazzato della storia del Cristianesimo. Ebreo ellenistico (in pratica uno che all'epoca sapeva leggere e scrivere), venne portato in processo davanti al Sinedrio. Messosi a canzonare la corte, venne condannato per blasfemia, trascinato in piazza e massacrato a sassate.
Erano tempi duri e piuttosto violenti, eppure, anche oggi, nella nostra tecnologica civiltà, la lapidazione viene ancora praticata.



Ogni anno migliaia di pellegrini mussulmani che si recano a La Mecca, eseguono una lapidazione rituale a un simulacro che rappresenta Satana. Alcuni anni fa Satana forse era effettivamente presente, visto che nell'accalcarsi della folla morirono oltre trecento persone. In alcuni paesi islamici come Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen dove il diritto si fonda sulla Sharia (la legge coranica stabilita da alcuni fanatici mullah) la pratica è ampiamente diffusa verso le persone. Adulteri, apostati e omosessuali ricevono questo civile e moderno trattamento. In caso di adulterio la pena è riservata alle donne.



Chissà perchè ogni volta che la legge è amministrata da qualcuno in paramenti sacri i risultati non sono mai dei migliori. Povero Santo Stefano è stato il primo a provare che il detto "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", non avrà grande successo nella storia umana.

venerdì 19 dicembre 2008

Eletti dal popolo (2- L'uomo che ha detto basta ai Rasta)

"I shot the sheriff, but I didn't shoot no deputy". Bob Marley


Questo qua non è un venditore di aspirapolveri a domicilio. E' un legislatore regionale. Uno che decide, poco per fortuna, della mia e della vostra vita. Paolo Ciani, prima MSI, poi AN e ora PDL. Non si ricorda molto della sua attività politica tranne una lunga, maniacale e ossessiva battaglia contro il Rototom Sunsplash Festival. Il Sunsplash è il più importante festival della musica reggae d'Europa e si svolge in Friuli Venezia Giulia a Osoppo. Nell'ultima edizione ci sono state oltre duecentomila presenze ed è stato visitato dal ministro giamaicano della cultura.

Ma per Ciani il festival è come Moby Dick per il capitano Achab. Lo bracca da anni, lo insegue e non ci dorme la notte. Così ogni anno il valoroso consigliere tuona contro "il festival della droga", e della "cultura della morte" e, finalmente, vinte le elezioni, affonda il colpo: "Basta illegalità. È giunta l’ora di porre un drastico freno a questo fenomeno in cui l’alibi della musica viene invocato puramente per drogarsi e, come se non bastasse, pure con denaro pubblico per sostenere l’evento". Così, finalmente, via i fondi regionali allo sgradito festival.


E' vero, parecchi ascoltando la musica reggae si rollano qualche canna, ma è molto più rischioso sfrecciare per le nostre autostrade che starsene ad ascoltare musica tra i prati di Osoppo e, probabilmente, è molto più facile trovare dei pericolosi sballati tra le osterie friulane. Ma il vino lo produciamo noi, la marijuana no, ed è pure un prodotto extracomunitario. Non sono appassionato di musica reggae e trovo piuttosto demenziale una religione che adora il vecchio imperatore d'Etiopia e la cannabis, ma passerei la vita con un gruppo di Rasta, piuttosto che qualche minuto con Paolo Ciani.

Povera destra da Ciano a Ciani.

giovedì 18 dicembre 2008

Spagna - Italia


"Riconosciamo oggi in Spagna il diritto a contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Non siamo stati i primi, ma sono sicuro che verranno dopo molti altri Paesi spinti da due forze inarrestabili: la libertà e l'uguaglianza. Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo della legge che comporta un im­menso cambiamento nelle vite di mi­gliaia di concittadini. Non stiamo legiferando per gente remota e sconosciuta; stiamo allargando la possibilità di essere felici per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri famigliari e allo stesso tempo stiamo costruendo un paese più one­sto, perché una società onesta è una società che non umilia i suoi membri. I nostri figli ci guarderebbero con incre­dulità se gli raccontassimo che non molto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri, che le per­sone dovevano continuare a restare unite nel matrimonio, aldilà della pro­pria volontà, quando non erano più ca­paci di convivere insieme. Oggi pos­siamo offrire una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà rag­giunta, è stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di molte persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo essere orgogliosi" José Luis Rodríguez Zapatero primo ministro spagnolo.


"In Spagna sta avanzando l'indottrinamento laico, la statolatria, cioè l'ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno". La sobria e moderata affermazione, è contenuta in un'intervista rilasciata da monsignor Angelo Amato, l'attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, già ex segretario della Dottrina della Fede, e amico personale di Papa Ratzinger.



Cavolo! Per un mezzo liberale come me (l'altra mia metà è socialista) è un'accusa grave. Urge documentarsi. Allora ho provato a fare un piccolo confronto tra il nostro paese e la "statolatrica" Spagna di Zapatero.

Cominciamo. Matrimonio e convivenze: in Spagna sono ammessi i matrimoni omosessuali e una coppia più registrarsi al comune nell'apposito registro delle unioni civili. In Italia solo matrimonio "secondo natura" e nessuna tutela per le convivenze. Divorzio: in Spagna una procedura che può durare al massimo sei mesi. In Italia dopo tre anni di separazione si può chiedere il divorzio. Procreazione assistita: In Spagna sono previste tutte le tecniche migliori per la salute della donna. In Italia ci sono tante e tali limitazioni che molte coppie preferiscono andare all'estero (chi può permetterselo naturalmente). Malattie terminali: In Spagna esiste il testamento biologico, un cittadino può così dichiarare quali cure vuole o non vuole che gli siano somministrate in caso di malattia irreversibile. In Italia non c'è niente, o peggio, il malato finisce in balia di medici, politici, giudici e vescovi. Per quanto riguarda il finanziamento alla Chiesa Cattolica, in Spagna c'è il sette per mille sulle dichiarazioni dei redditi ma, allo stesso tempo, la Chiesa non può accedere ad altri finanziamenti e paga tasse e imposte come tutti.

Ovviamente, in Spagna, chi vuole vivere secondo i dettami di Santa Romana Chiesa è liberissimo di farlo e lo Stato non interferisce.
Da questo brevissimo confronto ne viene fuori che in fatto di libertà individuali e di laicità dello Stato tra noi e gli iberici non c'è partita.
Agli ultimi europei di calcio ci hanno battuto ai rigori, in un confronto sullo stato di diritto non arriviamo nemmeno ai supplementari.


mercoledì 17 dicembre 2008

Walter e Pasquale


"Vile, tu uccidi un uomo morto!" Francesco Ferruzzi, capitano delle truppe fiorentine gravemente ferito, a Fabrizio Maramaldo, capitano degli spagnoli, che stava per pugnalarlo.



"Questo non è il mio partito" ha dichiarato Walter Veltroni, segretario del Partito democratico. Di questi tempi Walter Veltroni mi ricorda un vecchio sketch di Totò. il comico raccontava a un amico di essere stato schiaffeggiato da un tale che, mentre lo picchiava, continuava a chiamarlo Pasquale. L'amico gli chiede: "E tu cosa hai fatto?" "Niente. - risponde Totò - Non mi chiamo mica Pasquale".


Neanche io mi chiamo Pasquale eppure mi sento pienamente coinvolto e schiaffeggiato, visto che questo è il mio partito. Tutte queste sberle fanno un gran male e credo che sarebbe il caso di reagire. Bisogna fare del PD un "soggetto politico veramente nuovo", ha sempre detto Veltroni. Giusto. Ma per avere "un soggetto politico veramente nuovo" ci vogliono dei dirigenti veramente nuovi.

martedì 16 dicembre 2008

Chapeau, Presidente

Che il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini fosse uno dei pochi esponenti della destra italiana che non fanno venire i brividi lo pensavo già da tempo, con le sue dichiarazioni di oggi in occasione del settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, lo considero uno statista.



"L'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia delle leggi razziali. C'è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della chiesa cattolica. Rievochiamo oggi - ha proseguito Fini - una pagina vergognosa della storia italiana. Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende del nostro popolo".


A impressionare non sono tanto le osservazioni sul comportamento della Chiesa cattolica, largamente condivise dagli storici, ma quelle sul complesso della società italiana.
Il popolo della nostra italietta si adeguò supinamente alla bestialità fascista e le voci contrarie furono poche e isolate. Il fascismo non fu migliore del nazismo, fu solo il prodotto di una società più arretrata e debole rispetto a quella tedesca.
Se non vogliamo credere alla balla degli "italiani brava gente", rassegnamoci all'idea che a quei tempi il paese toccò il punto più basso della sua storia grazie anche al consenso e all'ignavia di gran parte dei suoi cittadini. Che di questi tempi lo dica un politico è una cosa alquanto rara.
Complimenti e chapeau, signor Presidente.

lunedì 15 dicembre 2008

Eletti dal popolo (1- Il bisiaco in camicia verde)

Il grande Ettore Petrolini, rivolgendosi a uno spettatore che l'aveva fischiato, disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". E' esattamente lo stesso pensiero che provo quando vedo alcuni nostri "eletti dal popolo". Non ce l'ho con loro, ma con quelli che li hanno eletti.


Federico Razzini è un vero leninista. Sempre fedele alla linea del partito, anche quando questa cambia vorticosamente, non si è mai espresso in modo stonato con le gerarchie leghiste e si è sempre salvato dalle cicliche purghe nel partito di Bossi. Addetto stampa, assessore provinciale, consigliere comunale, la sua devozione e fedeltà è stata ripagata con l'elezione al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Finalmente raggiunto il meritato riconoscimento per anni di indefessa militanza, ha potuto svolgere il suo lavoro in difesa degli interessi del popolo bisiaco.
I bisiachi, si sa, sono un po' ingrati e continuano in maggioranza a votare a sinistra, ma il nostro virgulto consigliere in camicia verde non demorde e subito si lancia in difesa del nostro bel idioma paleo veneto. Presenta allora un disegno di legge che "valorizzi e promuova gli idiomi e i dialetti storici veneti del Friuli Venezia Giulia", una legge di cui a Monfalcone si sentiva la drammatica urgenza.
Poi si mette in evidenza nelle battaglie leghiste contro le aperture domenicali dei negozi. Memorabile una sua dichiarazione: "Dobbiamo fare una buona e radicale riforma del commercio se vogliamo distinguerci da chi ci ha preceduto e ha fallito deludendo i cittadini a favore di poche lobby affaristiche!" Naturalmente, a lui, che i cittadini vadano a fare acquisti dalle "lobby affaristiche" perchè i prezzi sono vantaggiosi rispetto ai commercianti del centro storico, interessa ben poco. Il suo cavallo di battaglia è la difesa delle nostre terre dall'incombente minaccia islamica. In questa crociata possiamo vederlo lancia in resta con disegni di legge, comunicati e così tante iniziative che è impossibile dare conto di tutte. Merita, però, di essere segnalata una sua performance in Consiglio regionale di alcuni mesi fa.
Siamo nel corso di una seduta dedicata alle interrogazioni e interpellanze. La seduta si consumava stancamente in un aula distratta quando, d'un tratto, il vocione di Razzini è rimbombato nell'emiciclo: "Signor Presidente!" Ricordo quasi a memoria. "Capisco che sono importanti le interrogazioni, ma devo segnalare un fatto gravissimo accaduto a Monfalcone!" Orca! Mi sono preoccupato anch'io. Che sarà successo? Sarà esplosa la centrale, crollata la Rocca, affondato il porto. No, niente di tutto ciò. "Oggi in una scuola media - ha proseguito Razzini - sono stati invitati dal preside decine di immigrati del Bangladesh che hanno preso parte alla fine dei lavori del Ramadan". Si, avete letto bene: "fine lavori del Ramadan". Che cultura il nostro leghista!



Quindi, per il novello crociato, il fatto gravissimo era che alcuni immigrati di fede islamica hanno portato qualche dolcetto a scuola per la celebrazione della fine del Ramadan, mostrando agli studenti che anche i mussulmani hanno delle ricorrenze religiose e non mangiano i bambini. Una vera tragedia per il ciarpame ideologico dei leghisti.



Come dicevo all'inizio, non ce l'ho con lui che fa solo la parte del disciplinato leghista, ce l'ho con chi lo ha eletto.

sabato 13 dicembre 2008

Canzoni di Natale

Detesto le canzoni di Natale. Hanno un aroma zuccheroso da nausea.



C'è però un brano, My Favourite Things, composto da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein per il musical The Sound of Music (nella versione italiana Tutti insieme appassionatamente) cantato da Julie Andrews, che ha avuto una storia speciale.
Diventato una popolarissima canzone natalizia, il brano ha avuto una serie di innumerevoli versioni (ne sono state censite oltre quattrocento), affermandosi come uno dei più eseguiti standard jazz grazie alla versione di John Coltrane. E così una banale canzonetta divenne un brano memorabile, una delle mie cose preferite, appunto.


Chi la vuole sentire la trova in Newport '63, una registrazione fatta da Coltrane e la sua più classica formazione (McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al basso, Roy Haynes alla batteria e John Coltrane al sassofono tenore e soprano) al Jazz Festival di Newport, Rhode Island, nel Luglio del 1963.