



Alle volte mi vengono in mente delle cose con cui non sono affatto d'accordo.




Questo qua non è un venditore di aspirapolveri a domicilio. E' un legislatore regionale. Uno che decide, poco per fortuna, della mia e della vostra vita. Paolo Ciani, prima MSI, poi AN e ora PDL. Non si ricorda molto della sua attività politica tranne una lunga, maniacale e ossessiva battaglia contro il Rototom Sunsplash Festival. Il Sunsplash è il più importante festival della musica reggae d'Europa e si svolge in Friuli Venezia Giulia a Osoppo. Nell'ultima edizione ci sono state oltre duecentomila presenze ed è stato visitato dal ministro giamaicano della cultura.
Ma per Ciani il festival è come Moby Dick per il capitano Achab. Lo bracca da anni, lo insegue e non ci dorme la notte. Così ogni anno il valoroso consigliere tuona contro "il festival della droga", e della "cultura della morte" e, finalmente, vinte le elezioni, affonda il colpo: "Basta illegalità. È giunta l’ora di porre un drastico freno a questo fenomeno in cui l’alibi della musica viene invocato puramente per drogarsi e, come se non bastasse, pure con denaro pubblico per sostenere l’evento". Così, finalmente, via i fondi regionali allo sgradito festival.

E' vero, parecchi ascoltando la musica reggae si rollano qualche canna, ma è molto più rischioso sfrecciare per le nostre autostrade che starsene ad ascoltare musica tra i prati di Osoppo e, probabilmente, è molto più facile trovare dei pericolosi sballati tra le osterie friulane. Ma il vino lo produciamo noi, la marijuana no, ed è pure un prodotto extracomunitario. Non sono appassionato di musica reggae e trovo piuttosto demenziale una religione che adora il vecchio imperatore d'Etiopia e la cannabis, ma passerei la vita con un gruppo di Rasta, piuttosto che qualche minuto con Paolo Ciani.
Povera destra da Ciano a Ciani.



Cavolo! Per un mezzo liberale come me (l'altra mia metà è socialista) è un'accusa grave. Urge documentarsi. Allora ho provato a fare un piccolo confronto tra il nostro paese e la "statolatrica" Spagna di Zapatero.
Cominciamo. Matrimonio e convivenze: in Spagna sono ammessi i matrimoni omosessuali e una coppia più registrarsi al comune nell'apposito registro delle unioni civili. In Italia solo matrimonio "secondo natura" e nessuna tutela per le convivenze. Divorzio: in Spagna una procedura che può durare al massimo sei mesi. In Italia dopo tre anni di separazione si può chiedere il divorzio. Procreazione assistita: In Spagna sono previste tutte le tecniche migliori per la salute della donna. In Italia ci sono tante e tali limitazioni che molte coppie preferiscono andare all'estero (chi può permetterselo naturalmente). Malattie terminali: In Spagna esiste il testamento biologico, un cittadino può così dichiarare quali cure vuole o non vuole che gli siano somministrate in caso di malattia irreversibile. In Italia non c'è niente, o peggio, il malato finisce in balia di medici, politici, giudici e vescovi. Per quanto riguarda il finanziamento alla Chiesa Cattolica, in Spagna c'è il sette per mille sulle dichiarazioni dei redditi ma, allo stesso tempo, la Chiesa non può accedere ad altri finanziamenti e paga tasse e imposte come tutti.


Che il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini fosse uno dei pochi esponenti della destra italiana che non fanno venire i brividi lo pensavo già da tempo, con le sue dichiarazioni di oggi in occasione del settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, lo considero uno statista.
"L'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia delle leggi razziali. C'è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della chiesa cattolica. Rievochiamo oggi - ha proseguito Fini - una pagina vergognosa della storia italiana. Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende del nostro popolo".


Il grande Ettore Petrolini, rivolgendosi a uno spettatore che l'aveva fischiato, disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". E' esattamente lo stesso pensiero che provo quando vedo alcuni nostri "eletti dal popolo". Non ce l'ho con loro, ma con quelli che li hanno eletti.






