Ci sono parole che cambiano il significato. Cinico oggi è un furbastro senza scrupoli. Ma un tempo non era così: era un filosofo, un bizzaro tipo di filosofo randagio.
Cinico, dal greco κύων (kyon), cane. Così veniva chiamato Diogene, nato a Sinope e che, tra i V e IV secolo a. C., vagabondando proprio come un cane randagio, metteva in discussione le certezze e le convenzioni dei suoi concittadini. Un folle, un "Socrate impazzito", molesto e fastidioso, un matto che coi bagliori della sua lanterna metteva in luce le pazzie della presunta normalità del comportamento umano. E la luce di quella lanterna si infilava dappertutto, perchè come ebbe a dire: "Anche il sole penetra nelle latrine, ma non ne è contaminato".
Il cinismo, in fondo, come scrisse Oscar Wilde, è "l'arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere".


