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giovedì 11 dicembre 2008

Anch'io simpatico (III puntata - fine)


"Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare". John Belushi in Animal House.

Ci rinuncio. Mi arrendo. Non sarò mai politicamente simpatico. Non riesco a essere in sintonia con l'opinione pubblica, anzi, penso che chi fa politica spesso non debba pensare come la maggioranza. La politica non deve adagiarsi sulle opinioni comuni ma cambiarle.
Così, sprofondando in questi pessimistici pensieri, mi sono imbattuto in un articolo su La Repubblica che dava conto dei commenti della stampa britannica sull'attuale momento politico del Regno Unito.


Secondo tutti i commentatori il clima da quelle parti è radicalmente cambiato con l'impatto della crisi economica. Mentre da mesi tutti annunciavano la prossima disfatta dei laburisti e la morte politica del premier Gordon Brown, oggi le cose vanno molto diversamente. Le misure di Brown in campo economico e il suo stile piuttosto austero e ruvido vengono molto apprezzati dall'elettorato e così i laburisti sono tornati in vantaggio e, in quanto a popolarità, Brown strapazza il leader dei conservatori David Cameron (un autentico fighetto tutto simpatia).
Lo scozzese Brown è l'esatto contrario del politico simpatico e telegenico. Ombroso, cieco di un occhio, per niente brillante e piuttosto sovrappeso, è stato per un decennio la sostanza del new labour mentre Tony Blair ne era l'immagine.


Per spiegare questo burbero scozzese è sufficiente ricordare la sua battuta d'esordio all'ultima conferenza programmatica del Partito laburista: "Non sono qui per piacervi, ma per risolvere i problemi".
Grande. Evviva la perfida Albione.



Si, lo so che gli italiani non sono gli inglesi.

lunedì 24 novembre 2008

Anch'io simpatico (II puntata)

Il vero simpatico è sempre in sintonia con la gente, come un abile navigatore prende sempre il vento giusto delle opinioni collettive. Se sta in Russia dice che gli americani sono dei provocatori, ma se sta a Washington abbraccia il presidente americano e gli dice che passerà alla storia. Se sta in Turchia, poi, dice che si impegnerà a farli entrare nell'Unione Europea, ma se sta a Busto Arsizio dichiara che mai permetterà che quei pericolosi islamici entrino in Europa. E se qualcuno nota le contraddizioni? Nessun problema, in questo paese la memoria media non dura più di una giornata, e poi si può sempre smentire.



Vado a prendere i sigari toscani in un bar vicino a casa. Clientela popolare e operaia; si penserebbe un luogo dove sentire discorsi progressisti, invece, grazie all'incapacità comunicativa della sinistra e a un televisore perennemente acceso, la maggioranza degli avventori si spertica in lodi a Bossi e al Presidente del consiglio.


Monfalcone è terra di immigrati e lo è sempre stata. In questi anni c'è stato un cospicuo arrivo di immigrati dal Bangladesh. E' gente che fa dei lavori che nessun italiano vuole fare e che non è mai stata coinvolta in nessun fatto di cronaca nera. Ma non importa, a molti danno fastidio e nemmeno sanno dirti perché.

E così, mentre bevevo un caffè, potevo ascoltare il titolare lamentarsi della presenza di questi immigrati. Quale occasione, ho pensato; ecco, posso diventare simpatico. basta un sorriso, una battuta, farmi vedere in sintonia con le sue opinioni e il gioco è fatto. Eppure c'era una cosa: mentre inveiva contro di loro, il titolare continuava a servire i tanti bengalesi che entravano nel locale e lo faceva pure in modo gentile. Allora gli ho fatto notare che se gli stanno tanto sulle scatole avrebbe dovuto mandarli via. Mi ha guardato e, mentre pensavo di essere preso a insulti, mi ha risposto che in fondo lui deve pur vivere e che forse avevo ragione, non avrebbe dovuto insultarli; "semo tuti poreti" (siamo tutti dei poveretti, per chi non conosce il bisiaco) ha concluso.

Oggi probabilmente sarà di nuovo a inveire e alle prossime elezioni voterà Lega, comunque sono riuscito a costringerlo a cinque secondi di riflessione. Ma in quanto a simpatia continuo a fallire.


Nel suo film più sofisticato, "Zelig", Woody Allen racconta la storia di un tale che per farsi amare dagli altri si adatta, trasformandosi come un camaleonte, all'ambiente circostante. Il disturbo era cominciato quando, durante una conversazione con gente colta, tutti palavano di Moby Dick e lui non sapeva quale fosse il finale di Moby Dick.

Se bastasse fare leggere a tutti Moby Dick...



Ah, Moby Dick finisce male.

venerdì 14 novembre 2008

Anch'io simpatico (I puntata)


E sono dieci. Si, dieci persone che da aprile a oggi mi hanno detto di aver votato Renzo Tondo perché è simpatico, altro che quell'algido e glaciale di Riccardo Illy.
Ma dai, mi sono detto, mica sarà solo una questione di simpatia. E i programmi, le idee, i risultati raggiunti, avranno contato qualcosa? Eppure dieci persone...
Allora ho pensato: bisogna agire, fare qualcosa. Noi di sinistra abbiamo la cultura, le idee e i programmi ma siamo antipatici, quindi, da oggi, farò la mia parte. Cerco di diventare simpatico.
Non sarà facile: sono pigro, saccente e innamorato delle battute caustiche, ma devo farcela.
Ma da dove cominciare? Idea: copio, come facevo alle medie col mio compagno di banco, oggi affermato fisico. E copio da lui, dal simpaticissimo presidente della regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
Vado allora a vedere il suo blog, speranzoso di capire come si possano affrontare temi seri e importanti, trasmettendo tanta simpatia.

Apro il blog e mi metto a leggere i post. Nel primo si parla dell'assessore regionale alla protezione civile Vanni Lenna. Poche frasi, si racconta che l'assessore è stato a Roma a una riunione e si chiude scrivendo: "Complimenti a Lenna che sta dimostrando di essere un ottimo assessore!". Forse un po' troppo autocelebrativo e passo al post sucessivo. Il titolo: "Conferenza Stato -Regioni". Svolgimento: "Oggi sono a Roma per la conferenza Stato-Regioni: Al termine dei lavori, sarà anche l'occasione per alcuni incontri romani di cui vi renderò conto successivamente". Tutto qua? Mah. Proseguo, trovo un commento su un articolo del Corriere, poi c'è un duro attacco allo scrittore Camilleri e poi, finalmente, trovo un argomento decisivo: la morra! Si la morra, il gioco che si fa battendo i pugni e gridando i numeri.





Poi ci sono ben due post sul gioco della dama. Una visita in un'azienda che produce impianti di illuminazione e una a Resia dove il presidente dichiara: "sono d'accordo con chi si batte per tutelare i valori nei quali si riconosce". Alla fine della pagina c'è la foto di un orso bianco che sonnecchia e il simpatico presidente che dichiara di essere stanco per il protrarsi dei lavori in aula per l'esame della legge sul commercio. A fine lettura mi rendo conto che diventare simpatico sarà un'impresa complicatissima. Però un primo insegnamento l'ho colto: devo trovare un gioco, una specie di sport molto popolare, roba ruspante e non elitaria, con la quale dimostrare di essere alla mano e vicino alla gente. E l'idea mi viene subito:




Nel 2000, alla vigilia delle elezioni, chiesero a un campione di elettori americani se preferissero andare a farsi una birra con George W. Bush o con Al Gore. La grande maggioranza disse Bush e qualche settimana dopo divenne presidente degli Stati Uniti, Gore, qualche anno più tardi, dovette accontentarsi del premio Nobel. Dopo otto anni, gli stessi elettori, stanchi delle troppe birre con Bush, hanno eletto Barack Obama. Forse c'è ancora speranza.