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domenica 16 novembre 2008

Parole utili e parole a vanvera

Sulla vicenda di Eluana Englaro avrei molto da dire, ma in questo momento mi sento solo di esprimere pietà per lei e solidarietà per suo padre.
Coloro che hanno un ruolo politico dovrebbero sempre tenere conto delle conseguenze di ciò che dicono, si tratta di quella che Max Weber chiamava "etica della responsabilità", un'altra delle virtù ormai sparite in questo paese.

Nel forsennato profluvio di dichiarazioni di questi giorni, spiccano per forza, intelligenza e sensibilità la parole di Ignazio Marino, senatore del partito democratico, medico e cattolico: "La decisione di sospendere tutte le terapie a una persona che si trova in uno stato vegetativo persistente non significa certo commettere un omicidio, ma semplicemente prendere atto del fatto che non c'è più nulla da fare e non vi è una ragionevole speranza di recupero dell'integrità intellettiva, come hanno riconosciuto i medici. Non si tratta né di condanna a morte né di eutanasia, come dicono alcuni, ma si tratta di accettare la fine naturale della vita. La sentenza di oggi mette in evidenza ancora una volta quanto sia importante che venga colmato il vuoto legislativo del nostro paese con una legge basata sui principi enunciati dalla Costituzione, che garantisce a tutti il diritto alla salute ma non impone a nessuno il dovere di sottoporsi ad un determinato trattamento. Serve al più presto una legge che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere. Da anni discutiamo di questo senza arrivare ad una posizione condivisa. Un accordo condiviso è necessario perché in gioco c'è una questione che riguarda la vita di tutti i cittadini italiani, non solo degli elettori del centrodestra o di quelli del centrosinistra". Parole utili.


All'opposto ho trovato le dichiarazioni dell'assessore alla salute della regione Friuli Venezia Giulia Vladimiro Kosic che, interrogato sull'eventualità che Eluana Englaro venisse accolta in una struttura sanitaria della nostra regione, ha risposto: "Siamo disposti all'accoglienza, non a negare acqua e pane". Parole a vanvera.

martedì 11 novembre 2008

Free Burma

Per noi avere un blog è un passatempo in cui scrivere cose più o meno intelligenti che verranno più o meno lette. In altre parti del mondo è qualcosa di terribilmente serio e pericoloso.




Nay Phone Latt è un giovane blogger birmano condannato a vent'anni di reclusione per aver pubblicato una vignetta satirica contro il generale Than Shwe, capo della giunta militare che da quarant'anni tiranneggia il paese.


"Generale, chiediamo di discutere dei nostri diritti umani". "Ragazzo, credi che io sia ancora un essere umano".


Non lasciamo solo Nay Phone Latt.