

Alle volte mi vengono in mente delle cose con cui non sono affatto d'accordo.


In Italia si scrive troppo e si legge troppo poco. Mentre gli italiani sono tra i lettori più scarsi d'Europa, le nostre librerie straripano di libri assolutamente inutili. Calciatori, attori, soubrette e una più varia umanità producono quintali di carta stampata. Così tra i vari generi letterari ne battezzo uno nuovo: "libri scritti con sprezzo del ridicolo". Ecco la storia di un testo fondamentale di questo nuovo genere.
Willer Bordon è stato funzionario del Partito comunista italiano e sindaco di Muggia. Nel 1987 viene eletto deputato. Con la fine del PCI aderisce al PDS è viene rieletto nel 1992. Ma è inquieto e cosi, dopo un periodo di doppia tessera PDS e Radicali, fonda con Ferdinando Adornato (poi Forza Italia ora UDC) Alleanza Democratica. S'imbarca nella "gioiosa macchina da guerra" di Achille Occhetto. La macchina si schianta ma lui sopravvive e nel 1994 è rieletto deputato con i Progressisti nel collegio di Mantova. Ma nella bassa lombarda non viene molto amato e allora nel 1996 trasferisce armi e bagagli nel collegio di Fiumicinio dove, battendo Gasparri, torna in Parlamento. Ormai preso da un'attività frenetica diventa sottosegretario ai beni culturali nel primo governo Prodi, ministro dei lavori pubblici nel secondo governo d'Alema e ministro dell'ambiente nel secondo governo Amato. Schizza da un partito all'altro come un protone in un acceleratore nucleare; nel 1998 fonda con Di Pietro L'Italia dei Valori, ma la lascia subito, l'anno dopo è partecipe della nascita de I Democratici e nel 2001 è nella Margherita. Poco convinto del nuovo soggetto politico, prima si fa eleggere al Senato, poi ne diventa capogruppo. Intanto anche a Fiumicino non ne apprezzano la saettante carriera politica e torna nella natia regione Friuli Venezia Giulia. Siamo nel 2006, nuova legge elettorale ma Bordon è sempre presente, eletto al Senato, lascia la Margherita, entra nel PD e lo abbandona subito per fondare l'Unione democratica che si fonda con i Liberaldemocratici di Lamberto Dini, contribuendo alla caduta del governo Prodi.